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UK: vendite al dettaglio stracciano stime, sterlina fino a $1,36. Outlook Credit Suisse su BoE

Gli analisti del colosso bancario svizzero avvertono la Bank of England sull’errore che potrebbe commettere presto.

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Sterlina in forte rialzo, sulla scia del dato UK relativo alle vendite al dettaglio, che ha riportato una performance molto più solida delle attese. La sorpresa positiva che arriva dal fronte macroeconomico del Regno Unito fa volare la valuta in area $1,36, ma poi gli acquisti si smorzano, e il rapporto con il dollaro si attesta poco al di sotto della soglia psicologica, attorno a $1,3582.

I fondamentali economici del Regno Unito mostrano tutta la loro resistenza alle incognite legate alla Brexit: l’Ufficio Nazionale di Statistica del paese ha reso noto che nel mese di agosto le vendite al dettaglio sono salite dell’1% su base mensile e del 2,4% su base annua. Il consensus aveva previsto un rialzo su base mensile decisamente inferiore, pari a +0,6%.

Tuttavia Neil Wilson di ETX Capital, avverte su Twitter che l’accelerazione delle vendite al dettaglio è sorprendente, soprattutto se si considera che i redditi delle famiglie fanno i conti con l’inflazione. Il dato potrebbe dunque confermare come i britannici abbiano deciso di far ricorso maggiormente al credito, dunque di indebitarsi.

Altro fattore da considerare, è: cosa farà la Bank of England quando si riunirà a novembre?

Sarà in occasione di quel meeting che i tassi di interesse saranno alzati per la prima volta in un oltre un decennio?

Gli analisti di Credit Suisse prevedono proprio tale scenario, che giudicano tuttavia sbagliato.

“Riteniamo che un rialzo dei tassi a novembre, in un contesto di incertezza, di crescita debole, di inflazione generata dai movimenti sul forex ma caratterizzata da una pressione sui salari, sia probabilmente un errore”.

E’ vero che “è improbabile che un’eventuale stretta monetaria abbia un impatto profondamente negativo sull’economia, ma esiste il rischio di una risposta non lineare alla prima stretta monetaria in 10 anni. Una risposta severa oggi a un balzo dell’inflazione scatenato interamente da fattori esterni rischia di generare un forte trend al ribasso dell’inflazione in futuro”.