1. Home ›› 
  2. Notizie ›› 
  3. Notizie Italia ›› 

Uk: il dilemma dei prezzi e il tasso di sconto ottimale

FACEBOOK TWITTER LINKEDIN

L’incremento delle quotazioni del petrolio comincia a trasformarsi in una preoccupazione per l’economia britannica. Le ultime cifre indicano che l’inflazione supererà l’obiettivo del 2% stabilito dalla Banca d’Inghilterra, un dato che obbligherebbe la Bank of England ad optare per un rialzo dei tassi di interesse. Il tutto in una fase caratterizzata da un buon recupero della crescita economica inglese, trainata dal buon trend seguito dal commercio estero e dagli investimenti.

Gli ultimi dati ufficiali indicano che nel Regno Unito si è verificata una crescita annua dei prezzi al consumo pari al 2% ( dato di aprile), superando l’1,8% registrato durante gli ultimi mesi del 2005. Il dato conferma i timori esplicitati dai vertici della Banca d’Inghilterra, che ha previsto un incremento superiore al 2% dell’IPC. Gli analisti hanno dimostrato di essere ancor più pessimisti, portando l’aspettativa al 2,7%, cinque decimi al di sopra del dato definitivo archiviato nel 2005.

Controllare l’inflazione è una delle ossessioni del Governo inglese per evitare che si inneschi un ulteriore accelerazione del prezzo degli immobili. In questo caso, la Banca d’Inghilterra attribuisce il rialzo dell’IPC ai prezzi del gas e del petrolio. Tuttavia, la BoE ha sottolineato che è riscontrabile una sensibile incertezza sul comportamento rialzista dei prezzi di altri prodotti ( anche nell’ipotesi di una frenata consistente delle quotazioni degli idrocarburi).

Analizzando le variabili che hanno determinato l’incremento dei prezzi in aprile, si nota che i fattori alla base dell’impennata sono: le vendite al dettaglio, gli alimenti e i servizi di base ( tutti superano ampiamente il 2,5% su base annua). Gli analisti considerano che la crescita dell’inflazione può essere spiegata con il trend seguito dal consumo interno ( cresciuto oltre l’1,8% previsto per il periodo). Le aspettative formulate dall’OEDC indicano che la domanda domestica crescerà del 2,5% nel 2006.

In siffatta congiuntura, la Banca d’Inghilterra non ha scartato possibili rialzi dei tassi di interesse. Secondo gli analisti, è probabile che venga deciso un incremento di un quarto di punto, fino al 4,75%. I tassi di interesse nel Regno Unito non si sono mossi negli ultimi nove mesi, ma la nuova situazione potrebbe obbligare la BoE ad intervenire per cercare di porre freno ai rischi derivanti dal binomio speculazione immobiliare/ inflazione.

L’obiettivo è dare stabilità ai dati macro- economici, per sostenere la crescita. Le previsioni formulate dal governo indicano che – dopo aver archiviato il 2005 con un incremento percentuale dell’1,8% – il Pil del Regno Unito potrebbe crescere del 2,4% nel 2006. Per ora le cifre del primo trimestre appaiono incoraggianti. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, il Pil è cresciuto dello 0,6% nel primo trimestre del 2006 e del 2,2% su base annua.

La crescita trova sostentamento nel commercio estero e nel flusso di foreign direct investments. Le esportazioni cresceranno del 7,7% nel 2006, mentre le importazioni lieviteranno solo del 7,4% ( due punti in più rispetto a quanto registrato l’anno scorso). L’eventuale crescita dei tassi di interesse potrebbe pregiudicare l’evoluzione dei consumi. Tuttavia, il peso di questo fattore sulla crescita globale si è gradualmente ridotto nell’ultimo lustro.

L’altro problema dell’economia britannica sono i suoi crescenti squilibri fiscali. Il Regno Unito ha superato per il terzo anno consecutivo il 3% nel rapporto deficit/Pil. Il deficit fiscale ha toccato il 3,6% nei primi mesi del 2006, superando il 3,3% registrato nel 2004 e l’1,5% del 2002. Il governo britannico sostiene che questi sono dati congiunturali, imputabili alle manovre realizzate nell’ambito dell’Amministrazione pubblica. Nel complesso, il debito totale dello stato non supera il 45% del Pil. A cura di www.fondionline.it