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Ue: fiscal compact a 25, a marzo le misure per la crescita

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La buona notizia è che l’accordo c’è, quella cattiva è che non è unanime. Il fiscal compact dell’Unione Europea, su cui era centrato il Consiglio europeo tenutosi ieri a Bruxelles, ha visto la luce almeno nei suoi principi base, ma non ha incassato l’appoggio né della Gran Bretagna, che aveva manifestato la propria opposizione già dallo scorso dicembre, né dell’euroscettica Repubblica Ceca. Firma anche la Polonia, per ora fuori dall’euro, con diritto di partecipare agli euro summit riservati anche ai Paesi che non adottano la moneta unica.

E’ dunque un accordo a 25 quello sull’unione fiscale, ma quanto deciso ieri è solo l’inizio del percorso: le misure stabilite dall’Ue dovranno infatti essere ratificate da ogni singola nazione prima di diventare effettive.
Ecco in sintesi di che si tratta:
 
Fiscal compact:

Il pareggio di bilancio diventa la “regola d’oro” di ogni Paese Ue.
Il deficit non deve superare lo 0,5% del Pil in ogni ciclo economico. Quando questo parametro eccede il 3% del Pil scattano le sanzioni e l’obbligo di un piano di rientro del debito, che consenta di ridurre il deficit di 1/20 annuo, quando questo vada oltre il 60% del prodotto interno lordo, parametro fissato da Maastricht. Deroghe per “fattori rilevanti” permettono di escludere dal conteggio del debito alcuni parametri in condizioni particolari. Quest’ultimo aspetto permette all’Italia di poter non conteggiare nel deficit l’attuale debito pubblico, evitando le sanzioni previste. La validità di questo accordo avverrà con la ratifica di almeno 12 stati a partire dal 2013.
Meccanismo permanente di stabilità finanziaria
Dal prossimo luglio il fondo salva-stati Efsf sarà sostituito dal meccanismo permanente di stabilità Esm, più flessibile e meno soggetto al rating delle agenzie perché non garantito dagli Stati ma dai versamenti compiuti. Il fondo può essere utilizzato solo in caso di crisi di liquidità, non in caso di insolvenza. Per ottenere gli aiuti, gli Stati dovranno farne pubblica richiesta (di fatto ammettendo davanti al mondo di essere in crisi). La sua potenza di fuoco, per ora, è di un massimo di 500 miliardi di euro, ma una decisione definitiva sulla sua entità (forse aumentata a 750 miliardi) sarà presa nel prossimo Consiglio Europeo di marzo.
Crescita
Le linee guida sulla crescita saranno presentate con il prossimo Consiglio Europeo di marzo, ma per adesso i Paesi dell’Ue si sono accordati su quanto sia necessario fare per rilanciare le economie. “Non basta risanare i bilanci, serve modernizzare l’economia, aumentare la competitività e creare crescita sostenibile”, si legge nella dichiarazione conclusiva dei membri del consiglio Ue, firmata stavolta anche dalla Gran Bretagna ma non dal primo ministro svedese “per motivi di ordine parlamentare”, dato che il premier rappresenta una minoranza del suo Parlamento. Crescita che passa necessariamente per tre obbiettivi fondamentali: 1. la creazione di nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani, puntando sulla riduzione dei costi del lavoro, sulla formazione e sui tirocini; 2. Il completamento del mercato unico, anche sotto il profilo legislativo, energetico e digitale. 3. Il finanziamento alle imprese, soprattutto alle Pmi.
Niente di concreto è stato invece deciso su altri punti controversi come la Tobin Tax sulle transazioni finanziarie o gli Eurobond, anche se la loro necessità per uscire dalla crisi è stata evocata nel discorso introduttivo del Presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy. Tali misure dovranno superare rispettivamente l’opposizione della Gran Bretagna e della Germania. Van Rompuy ha rilanciato anche l’idea di un’agenzia di rating europea, per “contrastare il monopolio statunitense” e diffondere giudizi sulla base di criteri chiari.
 
L’Italia incassa l’approvazione di Bruxelles ma le agenzie di rating incombono
 
Parole che arrivano proprio mentre Standard & Poor’s e Moody’s si abbattono sull’Italia, l’una declassando ben 13 comuni italiani, l’altra minacciando con un “credit negative” il nostro Paese, i cui redditi possono essere danneggiati dalla manovra Monti.
Il premier italiano tuttavia non se ne dà per inteso, e incassa il plauso di Bruxelles alle proprie misure “salva-Italia”. Il presidente della commissione Ue Barroso ha citato come esempio i provvedimenti adottati da Italia e Spagna, proponendo tuttavia di mandare squadre di esperti nei Paesi in difficoltà, nel caso servisse un’ulteriore spinta alla realizzazione delle misure anti crisi. I Paesi interessati sarebbero Italia, Spagna, Slovacchia, Lituania, Portogallo, Lettonia, Irlanda e Grecia.
 
Proseguono i negoziati in Grecia

E proprio sul debito greco si attendono a breve gli sviluppi dei negoziati tra Atene e i creditori privati che dovranno accettare una vistosa svalutazione dei propri crediti aperti con il governo ellenico. Ieri i leader europei – segnatamente Sarkozy e il presidente dell’Eurogruppo Junker – si erano espressi contro il commissariamento dei conti ellenici proposto dalla Germania. Nella notte il premier greco Papademos, Josè Barroso, Herman Van Rompuy, insieme al presidente della Bce Mario Draghi e al commissario agli affari economici Olli Rehn si sono incontrati per proseguire le trattative.