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Ue: Almunia, resistera’ allo shock petrolifero

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Dovrebbe essere contenuto l’impatto del caro petrolio sulla crescita economica europea, nonostante dall’inizio dell’anno il prezzo del greggio in dollari sia aumentato del 60%. Modesto ma non irrilevante, se è vero che a Bruxelles si considera ormai archiviata la previsioni di primavera di una crescita dell’1,6% per Eurolandia nel 2005. Sono due gli scenari che Joachin Almunia presenterà ai ministri dell’Eurogruppo prima e dell’Ecofin poi, riuniti oggi e domani a Manchester per il consueto incontro semestrale informale. Con una quotazione media a 60 dollari al barile, la crescita scenderà all’1,3% quest’anno. Se dovesse schizzare a 75 dollari, il taglio dovrebbe essere leggermente superiore: lo sviluppo si fermerebbe all’1,2 per cento. Senza calcolare però i contraccolpi dell’uragano Katrina che si è abbattuto sull’area di New Orleans e dell’inevitabile rallentamento dell’economia Usa. Tre le ragioni che spiegano le limitate ripercussioni sull’Europa del nuovo shock energetico: la sostanziale stabilità dei consumi negli ultimi 30 anni a fronte del raddoppio della produzione, lo scarso dinamismo dell’attività economica, la trasmissione mancata, almeno per ora, dei rincari petroliferi sui salari.