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Ue a due velocità, Il caso Italia: rialzisti sul settore banche

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Recentemente Mario Draghi ha dichiarato che l’Eurozona necessita ancora di un “considerevole” sostegno monetario da parte della Bce, nonostante la sua economia stia migliorando e il rischio di deflazione si sia dissipato. La necessità di proseguire con lo stimolo monetario nasce dal fatto che il PIL dell’area euro sta aumentando, così come il tasso di occupazione, ma non in Italia, in Portogallo e in Grecia. In altri termini, la crescita del Pil e del tasso di occupazione si concentrano al momento solo nei Paesi nordici, nel Benelux, in Austria e in Germania. “La divergenza persiste in un’Eurozona dove ogni dato macroeconomico è distorto dai pochi grandi campioni, che sono essenzialmente Benelux, Austria e Germani”, spiega Viktor Nossek, direttore della ricerca di WisdomTree in Europa. Che aggiunge: “Finché l’Italia (che presenta un tasso di disoccupazione bloccato al 12%) non raggiungerà un tasso di crescita sostenibile – ossia senza un considerevole sostegno monetario – il rischio è una svalutazione dell’euro e, nel lungo periodo, del progetto europeo stesso”.
 
La zona rossa
 
Come spiega lo strategist, l’Italia necessita ancora di tassi di interesse tenuti artificialmente bassi per permettere al governo di rifinanziarsi a costo contenuto. Del resto l’Italia ha ottenuto uno scarso margine d’azione sul budget da parte dell’Ue per assorbire i costi straordinari legati al terremoto nell’Italia Centrale e alla crisi delle migrazioni. E la possibilità che vengano introdotte tasse più elevate per assorbire questi maggiori costi potrebbe rivelarsi dannosa sia per il consenso interno sia per la fiducia sull’euro in generale. “Ciò alimenterebbe infatti l’euroscetticismo, provocando attacchi speculativi sulla moneta unica, i Btp italiani e i titoli bancari”, dice Nossek. Quanto alla difficile situazione dell’occupazione italiana, implica che le elezioni rappresentino uno dei rischi principali per i mercati finanziari europei. “Tutto ciò, accompagnato all’urgenza di approvare la legge di bilancio prima delle elezioni per tenere a bada i potenziali attacchi speculativi sul mercato italiano, significa che la retorica accomodante della Bce si rivelerà cruciale per tenere sotto controllo il sentiment nell’Eurozona”, èil parere di Nossek.
 
Obbligazioni e dividendi: è tutta una questione di QE
 
In questo scenario, secondo Nossek, è probabile che i rendimenti obbligazionari in Europa non si muoveranno, semplicemente perché è improbabile che la Bce annuncerà a breve la fine del QE, e non lo farà nemmeno a settembre, quando l’Italia presenterà una bozza di bilancio e dovrà forse affrontare una tornata elettorale. “Sono questi i principali elementi che potranno influenzare al rialzo o al ribasso i rendimenti obbligazionari – dice Nossek – Se analizziamo l’inflazione in Europa, notiamo che essa è aumentata notevolmente negli ultimi due mesi, ma i rendimenti delle obbligazioni non hanno reagito e la maggior parte di questi è ora in territorio di tassi reali negativi”. Questo aspetto suggerisce che l’aumento dell’inflazione in Europa non sarà duraturo, dato che la maggior parte dell’incremento proviene da effetti legati ai costi d’importazione, ovvero dai prezzi dei beni alimentari più alti a causa del cattivo raccolto, dai prezzi dell’energia più alti per i consumatori combinati con un cambio euro/dollaro relativamente basso. “Questi fattori hanno forzato un aumento delle importazioni e dell’inflazione. E questa situazione non è sostenibile perché ora l’euro si sta riprendendo, potenzialmente riducendo futuri costi di importazione”, commenta lo strategist. Che aggiunge: “Dati gli attuali prezzi del petrolio estremamente bassi, le importazioni di energia in termini di dollari sono diventate più economiche anche per l’Europa e l’inflazione potrebbe ritornare a livelli più bassi”. Quindi, è tutta una questione di QE. E i rendimenti obbligazionari continueranno a essere relativamente bassi anche in Italia, specialmente perché la ristrutturazione bancaria sta costantemente riducendo il rischio sistemico.
 
Rialzisti sul settore bancario italiano
 
Secondo lo strategist l’outlook per i titoli delle banche italiane è rialzista in quanto l’Italia, paradossalmente, è stata all’avanguardia delle ristrutturazioni bancarie in Europa l’anno scorso. Le banche italiane infatti hanno dovuto, dove possibile, trovare soluzioni basate sul mercato, perché la norma sul bail-in – che afferma sostanzialmente nessun bail out senza prima il bail-in – è stata introdotta lo scorso anno. Secondo Nossek il conto per i contribuenti è stato elevato solo per Mps. “Visto che molti creditori o detentori di obbligazioni junior sono privati, era politicamente impossibile attuare appieno le norma in Italia – dice Nossek – Ora, quello di MPS è stato sostanzialmente un salvataggio completo con scarse perdite per i titolari di obbligazioni e gli obbligazionisti junior sono stati costretti a una conversione azionaria, ma anche alcune delle loro perdite sono state compensate con diversi miliardi di denaro pubblico, dato che non si è trattato di una completa attuazione della nuova  normativa sul bail-in”. “C’è un ottimo motivo per essere rialzisti, perché quello che l’Italia ha fatto è stato negoziare in modo brillante con l’Ue per separare i crediti in sofferenza da quelli sani. E ciò porta chiarezza per gli investitori”, è la conclusione di Nossek.