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UBP: per mercati emergenti possibile inversione di tendenza nel 2016

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E’ opinione comune che la globalizzazione produca anche effetti letali, quali la partecipazione delle perdite. E così, secondo il consensus, la causa primaria delle recenti turbolenze sui mercati azionari globali sarebbe da attribuire in ultima istanza alla debolezza dei Mercati emergenti. Ma, malgrado il coro di strategist che negli ultimi mesi raccomandava di sottopesare l’azionario emergente, è certo che tali suggerimenti sono giunti in grande ritardo: l’asset class ha infatti sottoperformato rispetto ai Mercati Sviluppati dal 2010, una performance che nella sostanza ha rispecchiato la riduzione del differenziale di crescita del Pil tra i Mercati Emergenti e quelli Avanzati. Tuttavia, come spiega Mathieu Nègre, Head of Global Emerging Equities di Union Bancaire Privée (UBP), questa forbice dovrebbe tornare ad allargarsi e indicare un’espansione nel 2016 a favore dei Mercati Emergenti, per la prima volta dal 2010.
 
Azioni ai minimi
 
I rendimenti deludenti degli ultimi cinque anni hanno portato a significative fuoriuscite di capitale dall’azionario di questi mercati: solo dal 2013, si stima infatti che siano stati ritirati 100 miliardi di dollari dai fondi azionari focalizzati su questa classe di attivi. “Oggi gran parte degli investitori sembra sottopesare considerevolmente i Mercati Emergenti – afferma Nègre – Alla luce di ciò riteniamo che le attese nei confronti di questi mercati siano basse e che quindi miglioramenti marginali possano avere effetti rilevanti”. Le valutazioni dei Mercati Emergenti, ricorda Nègre, hanno subìto nel tempo progressivi de-rating e oggi scambiano vicino a livelli minimi, in linea con le crisi economiche: “Il mercato sembra avere già scontato un evento macro significativo – commenta l’analista di UBP – Riteniamo che le valutazioni offrano un certo supporto, qualora dovesse effettivamente verificarsi una situazione di crisi nel breve termine”. Inoltre l’outlook sulla crescita del Pil di lungo termine per i Mercati Emergenti resta attraente. “A nostro avviso – spiega ancora Nègre – In un mondo in cui gli utili societari sono più globali (e meno locali), i Mercati Emergenti potrebbero costituire un modo per accedere a livelli più convenienti alla crescita mondiale e al sentiment generale degli investitori“.
 
Maggiore redditività
 
Con la crescita del Pil in calo negli ultimi anni, i fondamentali delle aziende dei Mercati Emergenti si sono effettivamente deterioriati, poiché la redditività è diminuita. “Tuttavia – dice Nègre – quest’ultima è ora ben al di sotto dei livelli medi di lungo periodo. Più di recente, infatti, abbiamo visto un incremento della redditività, che i mercati hanno ampiamente ignorato”. Secondo gli analisti di UBP attese basse, valutazioni attraenti e fondamentali societari in miglioramento sono una serie di fattori che insieme possono dare origine a rendimenti di lungo termine interessanti per i Mercati Emergenti. I rischi tuttavia permangono. Il principale è quello legato a un atterraggio brusco in Cina, poiché gli eccessi di credito sono evidenti. “La probabilità implicita che ciò si verifichi, sembra essere aumentata di recente, in seguito agli interventi mal gestiti sul mercato azionario e al riaggiustamento del meccanismo di fissazione del prezzo della valuta”, spiega Nègre. Che conclude: “Il nostro scenario base però prevede un rallentamento drastico in Cina, ma nessuna crisi“.