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Ubi Banca ingloba tre good bank e prepara maxi tagli. Nicastro: cavie per il bail-in

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Inizia la nuova era per Ubi Banca, con la cessione delle tre good bank (nate dalle macerie delle precedenti bad bank) Nuova Cassa di Risparmio di Chieti, Nuova Banca dell’Etruria e del Lazio e Nuova Banca delle Marche all’istituto.

L’annuncio ufficiale è arrivato nella serata di ieri da Bankitalia, che in una nota ha messo in evidenza che  “si sono verificate le condizioni sospensive previste dal contratto stipulato in data 18 gennaio 2017, tra cui il rilascio delle autorizzazioni da parte delle competenti Autorità italiane ed europee”.

Bankitalia ha aggiunto nella nota che l’impegno dell’Unità di Risoluzione della Banca d’Italia prosegue ora sull’operazione di cessione di Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna, che “si concluderà nelle prossime settimane”. Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara è nota per essere la quarta good bank nata anch’essa dalle ceneri delle bad bank, a cui è stata applicata la procedura di bail-in nel tentativo disperato di salvarle. Una procedura che ha azzerato in diversi casi i risparmi di una vita di chi aveva investito in azioni o in obbligazioni subordinate.

La storia delle quattro bad bank è tornata nella prima pagina dei giornali proprio negli ultimi giorni, con le rivelazioni dell’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli che, in anticipazione della pubblicazione di un suo libro, ha rivelato come, nel 2015, l’allora ex ministra e ora sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi avesse chiesto a UniCredit – in particolare all’allora AD Federico Ghizzoni – di acquistare Banca Etruria, dove suo padre era vicepresidente.

Sempre sulla saga delle quattro banche salvate in extremis dal governo, piccate sono state le dichiarazioni del presidente delle good Bank, Roberto Nicastro, rilasciate poco fa all’Ansa. Nicastro ha detto che le good bank italiane hanno fatto la parte di ‘cavie’ per il bail-in in Europa,  facendo notare allo stesso tempo che “le banche ne sono uscite vive”. Il dirigente ha parlato di una “traversata molto tempestosa” che ha consentito “di condurre in porto” il salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche e Carichieti con la cessione a Ubi Banca e ha tenuto a precisare che un compratore italiano “non è casuale, perché le sinergie e il valore che può creare sono maggiori di quelli di un operatore senza presenza in Italia”.

La trasversata molto tempestosa di cui parla Nicastro avrà dato sicuramente i suoi frutti, ma a pagare il conto saranno soprattutto i dipendenti delle tre good bank acquistate da Ubi Banca.

Nella nota con cui l’istituto gestito dal numero uno Victor Massiah ha reso noto i dati del primo trimestre del 2017 – che hanno messo in evidenza un utile netto consolidato a 67 milioni di euro, in aumento del 59,4% “nonostante l’inclusione di un’ulteriore svalutazione del Fondo Atlante per 13,5 milioni netti, oneri relativi al Progetto Banca Unica per 4,6 milioni netti e spese progettuali relative alle Bridge Banks per 1,1 milioni netti” e un attivo, “al netto delle componenti non ricorrenti”, pari a 86,3 milioni (+103%) – si legge anche che Ubi Banca si prepara a licenziare un terzo dei dipendenti delle tre good bank relative. 

In particolare è prevista una “significativa riduzione degli oneri operativi (-200 milioni circa nel 2020 rispetto al 2016 nel perimetro Bridge Banks) attraverso l’incremento della produttività complessiva che comporterà anche la riduzione dell’organico” – ovvero: 1.569 risorse in meno o -32% rispetto al 2016 nel perimetro Bridge Banks – e “l’ottimizzazione delle altre spese amministrative”. Ancora, nella nota si legge che il piano punta alla “piena integrazione” delle tre good bank nella rete commerciale Ubi Banca e il taglio di 140 filiali.

Nella presentazione da parte di Ubi Banca dell’aggiornamento del piano industriale per la ‘combined entity’ (Ubi Banca e le 3 Good Bank) si legge che le proiezioni per la ‘combined entity’ “confermano i ratio di redditivita e di solidita patrimoniale al 2020, e la creazione di valore industriale”. In particolare, è indicato un target di utile netto per il 2020 a 1,12 miliardi di euro, con un Rote a circa il 12%.

Il Cet1 al 2020 è visto “maggiore del 13%” (includendo 400 milioni di aumento di capitale Ubi) e il rappotro cost/income al 52,8% (includendo gli oneri di ristrutturazione). Il Texas ratio è atteso “pari a 86,8%”. 

Importante ricordare che le tre good bank sono state rilevate da Ubi Banca con la cifra simbolica di 1 euro.

A Piazza Affari, il titolo Ubi Banca è tra i migliori del Ftse Mib dopo UniCredit e Mediobanca, e segna un rialzo dell’1,69%, a quota 3,976.