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Turismo: nel 2013 chiuse 1.800 strutture, pesano le tasse e il calo dei turisti italiani

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Altro anno di crisi, forse il peggiore, per il turismo italiano. La pressione fiscale, combinata al prolungato calo dei flussi di turisti italiani, ha portato a chiudere il 2013 in rosso: le imprese del comparto ricettivo hanno registrato una contrazione media del 5% del fatturato. Si sono verificate oltre 1800 chiusure in 12 mesi, vale a dire quasi 2 imprese al giorno. I dati sono stati diffusi oggi a Roma da Assohotel, l’associazione di categoria di Confesercenti che riunisce gli imprenditori della ricettività turistica.

Secondo la rilevazione, sulle imprese turistiche italiane la pressione fiscale e contributiva prevista per il 2014 sarà del 67,5%, quasi il 24% in più della media Ue.

“In tutto il mondo il turismo sta crescendo, mentre da noi rimane al palo – spiega Filippo Donati, presidente di Assohotel – Ma con i presenti livelli di pressione fiscale e contributiva, è difficile competere con i nostri rivali europei: bisogna intervenire per alleggerire un carico che ormai è diventato chiaramente insostenibile”.

Eppure sul turismo, uno degli asset del nostro Paese, le istituzioni tacciono. “Si tratta di un errore strategico – continua Donati – il settore turistico può essere il volano per spingerci finalmente fuori dalle secche della crisi”.