La Trumpnomics non destabilizzerà gli EM. View positiva su Argentina, Indonesia e Brasile

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Anche se particolarmente volatile, il 2016 è stato un anno di ottimi risultati per il debito dei Mercati Emergenti (EMD). Le obbligazioni in valuta forte e in valuta locale e anche il debito corporate hanno mostrato rendimenti a volte superiori al 10%. Quanto al 2017, il rendimento totale atteso del debito emergente in valuta forte è del 5-6%, del 4-6% per le obbligazioni in valuta locale e del 7-8% per i mercati di frontiera. “A nostro avviso i Mercati Emergenti, pur in presenza di alcuni elementi di incertezza nel breve periodo, continueranno a realizzare performance positive anche nel contesto attuale caratterizzato dall’aumento dei rendimenti obbligazionari Usa e dal rafforzamento del dollaro – spiega Simona Merzagora, Managing Director di NN Investment Partners – Le prospettive di crescita economica dei Paesi Emergenti, infatti, stanno migliorando e i loro saldi con l’estero hanno già compiuto notevoli progressi”. Secondo la strategist i tassi di interesse reali sono elevati, l’inflazione segue un trend discendente e le divise sono sottovalutate. Inoltre, la crescita di questi mercati è favorita dall’aumento dei prezzi delle materie prime. “I tassi di interesse sono ancora ai minimi storici in Europa e in Giappone, mentre registrano un leggero rialzo negli Stati Uniti. Quindi il contesto globale dei tassi di interesse si conferma favorevole per l’EMD”, aggiunge Merzagora. Che precisa: “In molti mercati sviluppati i rendimenti obbligazionari sono ancora negativi e per questo motivo l’EMD offre un’alternativa di investimento interessante”.
 
Spread in contrazione
 
Ma quanto è interessante l’EMD? Secondo Marcelo Assalin, Head of Emerging Market Debt Strategies di NN IP a fine 2017 i rendimenti decennali Usa arriveranno intorno alla soglia del 3%. Ma questo non significa che gli spread EMD debbano ampliarsi. “Storicamente, quando i tassi di nteresse statunitensi aumentano in seguito a un miglioramento delle prospettive di crescita, quasi sempre gli spread EMD subiscono una contrazione”, afferma Assalin. Che aggiunge: “Quindi sia in ambito sovrano, sia per i titoli corporate e nel segmento hard currency, prevediamo una contrazione degli spread che pensiamo possano scendere verso i 280 punti base. Il rendimento totale delle obbligazioni emergenti in valuta forte potrebbe quindi attestarsi intorno al 5-6%”. Sul fronte delle obbligazioni in valuta locale, le previsioni di NN IP sono piuttosto simili. “Per l’indice GBI-EM ci aspettiamo un rendimento compreso tra il 4% e il 6%, attribuibile in gran parte al carry dell’asset class che ha un rendimento vicino al 7%. Per i Mercati di Frontiera, invece, i rendimenti totali potrebbero essere di circa il 7-8%”, dice lo strategist.
 
Trumpnomics
 
Le Trumpnomics quindi non rappresentano una forza destabilizzante per gli EM. “Dopo l’esito delle elezioni, i rendimenti obbligazionari Usa hanno subito una forte impennata, fattore che normalmente crea condizioni avverse per il reddito fisso in generale e per l’EMD in particolare – spiega Assalin – Finora, tuttavia, il debito EM ha dimostrato un’estrema resilienza, grazie al miglioramento dei fondamentali di tali mercati negli ultimi anni. I Paesi Emergenti oggi sono più forti rispetto alla situazione in cui versavano all’epoca del taper tantrum del 2013”. Tra i fattori favorevoli agli Emergenti, vi è inoltre l’importante riduzione del fabbisogno di rifinanziamento con l’estero, favorita dalla netta diminuzione dei disavanzi delle partite correnti nella maggior parte dei paesi EM, oggi meno vulnerabili agli shock esterni e in grado di ammortizzare gli effetti dell’aumento dei tassi di interesse globali e di un potenziale rafforzamento del dollaro. Tra i fattori di rischio invece l’eventualità di un Donald Trump particolarmente aggressivo, che potrebbe introdurre dazi sui beni dei Paesi Emergenti o addirittura intraprendere una guerra commerciale con la Cina che impatterebbe negativamente sulle esportazioni di quest’area. “Tuttavia il nostro scenario di base prevede un Trump focalizzato sulla crescita, fattore che porterà benefici all’universo emergente”, afferma Assalin.
 
I vincenti e i perdenti tra i latinos…..
 
L’America latina è l’area che ha beneficiato di più della ripresa dei prezzi delle commodity, realizzando nel 2016 una delle migliori performance a livello regionale (+14%). Secondo NN IP, la più promettente è l’Argentina che ha registrato importanti progressi sul fronte delle riforme, attraendo capitali privati e che ora può essere inclusa nell’indice EM Local Bonds. “Le prospettive per l’Argentina rimangono positive, con una situazione economica in miglioramento, un export in ripresa e una valuta che garantisce un alto carry e che offre più stabilità dopo la recente svalutazione”, dice Merzagora. Anche il Brasile va annoverato tra i Paesi più promettenti, in quanto è diventato il mercato obbligazionario più redditizio dell’universo in valuta locale grazie al forte cambiamento politico in atto, con il real che conquista il titolo di best performer, seguito a ruota dal rublo russo. Completamente diverso l’outolook del Messico che potrebbe essere penalizzato dall’impatto della politica di Trump. “Il peso messicano è stato usato come strumento di copertura contro tutti i rischi per i Mercati Emergenti legati all’elezione del candidato repubblicano”, dice Merzagora.
 
… e nel Far East
 
Sul fronte asiatico è l’Indonesia il Paese più interessante grazie all’agenda di riforme orientata alle imprese, in patria e all’estero, messa a punto dal presidente Jokowi. Tra i perdenti la Turchia a causa della sua forte dipendenza dai finanziamenti esteri, di cui ha un grande bisogno e che la rende estremamente vulnerabile all’innalzamento dei tassi e dei rendimenti dei Treasury. Sulla Cina infine prevale la cautela e non per preoccupazioni legate alla crescita, che dovrebbe attestarsi attorno al 6,5% trainata dagli stimoli fiscali e monetari, quanto per i progressi delle riforme. “Se il Paese si concentrerà troppo sulla crescita a breve termine e troppo poco sul miglioramento del quadro istituzionale e sull’aumento dei livelli di produttività, aumenteranno le probabilità di un hard landing in futuro”, spiega Merzagora. Che conclude: “In un’ottica di medio-lungo termine esiste la possibilità che i rischi relativi alla Cina aumentino”.