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Trump torna a spingere Wall Street promettendo un piano fiscale fenomenale

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The Donald torna a “coccolare” i mercati. Le parole di ieri, che preannunciano l’imminente varo dell’atteso piano fiscale, hanno spinto Wall Street ai nuovi massimi storici con S&P 500 per la prima volta a quota 2.309 punti e anche il dollaro è tornato a sorridere guadagnando terreno rispetto alle altre principali valute.

Nel corso di un incontro tenuto ieri con gli amministratori delegati delle compagnie aeree, Donald Trump ha promesso un piano fiscale “fenomenale”, senza dare dettagli specifici sui contenuti del piano, ma definendolo il migliore dai tempi di Reagan. A scaldare il mercato è stata l’indicazione temporale, ossia l’arrivo dell’atteso piano fiscale nel giro di 2-3 settimane.

In campagna elettorale Trump aveva promesso che avrebbe ridotto le tasse sia per le imprese (recentemente ha prospettato un taglio tra il 15% e il 20%) sia per le famiglie (con particolare attenzione per la classe media).

Telefonata a Xi Jinping: Trump riconosce una sola Cina
Lo stesso Trump nella tarda serata di ieri ha effettuato la prima telefonata al presidente cinese Xi Jinping, nei confronti del quale si è impegnato a rispettare la politica cosiddetta della “Cina unica”. I due presidenti, stando a quanto riferito da una nota della casa Bianca, si sono poi scambiati reciproci inviti a prossime visite nei rispettivi paesi.

Verso incontro Trump-Abe
Oggi e domani è invece in programma la visita del premier Abe negli Stati Uniti. Abe e Trump si erano già incontrati il 17 novembre e il primo ministro nipponico sarebbe determinato a impressionare il Presidente statunitense, offrendo un’intesa concreta di ambia cooperazione economica. Secondo il quotidiano Yomiuri Shimbun, Abe si prepara a offrire un Piano USA-Giappone di cooperazione economica con il Giappone che offrirebbe il finanziamento con prestiti a basso interesse di progetti infrastrutturali negli Stati Uniti per 450 mld di dollari (e 700 mila posti di lavoro in 10 anni). Il tutto attraverso la mobilitazione di risorse dal fondo pensione pubblico del Giappone e di altri finanziatori pubblici.
“L’America di Trump e il Giappone di Abe rappresentano una combinazione perfetta – sottolinea Jesper Koll, Head of WisdomTree in Japan – non solo perché entrambi sono espressione di una forte personalizzazione delle loro politiche (“prima il mio paese”), ma perché i programmi economici e finanziari presentano dei punti di contatto: Abe è determinato a ben disporre Trump, offrendo progetti infrastrutturali finanziati dal Giappone, ma realizzati dagli Stati Uniti”.