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Trump torna a tuonare contro l’Opec: ‘prezzi troppo alti’. E WTI e Brent vanno subito giù

Dopo mesi di silenzio, in cui non ha detto più nulla sulla dinamica delle quotazioni dell’oro nero e, per la prima volta da quando l’Opec e altri paesi non Opec …

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Donald Trump torna a tuonare contro i prezzi del petrolio a suo avviso troppo alti. Dopo mesi di silenzio, in cui non ha detto più nulla sulla dinamica delle quotazioni dell’oro nero, e per la prima volta da quando l’Opec e altri paesi non Opec come la Russia hanno raggiunto un accordo per tagliare l’offerta, il presidente degli Stati Uniti ha postato un tweet sui prezzi.

L’Opec, ha scritto, “dovrebbe rilassarsi e prendersela con calma”, visto che i prezzi del petrolio “stanno salendo troppo”.

L’Opec e altri paesi non Opec come la Russia hanno raggiunto un’intesa a dicembre – nel corso della riunione che si è svolta a Vienna – per tagliare l’output di un valore aggregato di 1,2 milioni di barili al giorno, nei primi sei mesi del 2019.

Per la precisione, 800.000 barili saranno ridotti dai membri del cartello, mentre la Russia e altri produttori non Opec contribuiranno con un taglio  di 400.000 barili al giorno. L’alleanza Opec-non Opec si è rinnovata dopo il crollo dei prezzi del petrolio avvenuto nell’ultimo trimestre del 2018, superiore a -40%.

L’effetto del tweet di Trump è stato immediato.

I prezzi del contratto WTI cedono il 2,5% circa a $55,86. Flessione simile per il Brent, con le quotazioni che scendono di oltre -2,2% a $65,61 al barile. Lo scorso venerdì, il Brent era salito a $67,73, al record dallo scorso 16 novembre.

Di recente, Trump aveva postato un tweet in cui si era rallegrato di come la produzione di gas di scisto americana avesse portato gli Stati Uniti a diventare un esportatore netto di petrolio e prodotti raffinati per la prima volta in assoluto, dopo una dipendenza durata più di 75 anni.

In tutti i suoi tweet sull’Opec postati l’anno scorso, Trump non ha mai detto quale fosse il suo prezzo ideale del petrolio; in passato, il presidente aveva comunque affermato che il petrolio non avrebbe dovuto essere venduto a un valore superiore a $40 al barile, e che il valore ideale avrebbe dovuto essere pari a $25.

Tuttavia, come fa notare un articolo di Cnbc, un valore del genere farebbe andare in bancarotta diversi produttori americani di petrolio, rendendo complicato, anche per le società di trivellazione più solide, di macinare profitti in quel mercato del gas di scisto che sta sostendo il boom della produzione americana.