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Trump? Brexit? Macché. È l’11 luglio che tutto è cambiato

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L’evento più significativo del 2016 non è avvenuto né il 23 giugno con il voto sulla Brexit, né l’8 novembre, in corrispondenza dell’elezione di Donald Trump a Presidente degli Stati Uniti. Il giorno in cui tutto è cambiato è un altro: l’11 luglio.

L’11 luglio, quando il rendimento del trentennale a stelle e strisce ha registrato un minimo al 2,0882 per cento, è stata decretata la fine del mercato toro del comparto obbligazionario. “Quello è stato il giorno in cui è terminata la maggiore fase rialzista mai registrata sul mercato obbligazionario”, si legge in un report di Bank of America Merrill Lynch elaborato da Michael Hartnett, Chief Investment Strategist del colosso con sede a Charlotte, in North Carolina.

“Da quel giorno –continua l’esperto- i rendimenti hanno iniziato a salire. Questo ha senza dubbio rappresentato il maggiore evento del 2016”. Gli investitori, rileva Hartnett, erano tutti posizionati, a seguito del voto britannico per l’uscita dall’Unione europea, in vista di nuovi ribassi dei tassi ma “dati economici solidi e il passaggio dalle politiche monetarie a quelle fiscali – spinto dal populismo emerso dalle urne- hanno chiuso il libro ordini sul mercato rialzista dei bond”.

Si tratta di accadimenti che portano in dote un violento sconvolgimento per gli operatori perché a cambiare sono state le dinamiche di fondo che regolano l’andamento dei mercati: “dal monetarismo al keynesismo, dalla globalizzazione al protezionismo, dal focus su Wall Street a quello su Main Street, dai titoli con alto potenziale di crescita a quelli con alto contenuto di valore,  ecc”.

“Così come successo nel 1980/81, assistiamo a un massiccio punto di svolta nel costo del denaro e questo rappresenta il fattore più importante per i mercati finanziari”.