Trimestrali Usa: le belle sorprese vengono dagli utili, non dai ricavi

Inviato da Riccardo Designori il Lun, 12/11/2012 - 17:05
La stagione delle trimestrali Usa è quasi giunta agli sgoccioli, almeno per quel che riguara i risultati riferiti al terzo trimestre del 2012. Il 90% delle società che compongono l'S&P 500, uno dei principali panieri di Wall Street, ha già annunciato i propri risultati economici. L'analisi del trend di questa tornata fa emergere uno scenario meno fosco di quanto si poteva attendere, impauriti in tal senso dalle difficoltà congiunturali che la crisi europea avrebbe potuto avere anche sulle società a stelle e strisce.
Nonostante questo elemento, la visibilità degli utili è un fattore solitamente premiante in un momento di incertezza, la debolezza dei listini Usa emersa nelle ultime sedute sono legate essenzialmente a fattori di matrice politica. Che però potrebbero ripercuotersi pesantemente sull'andamento dei risultati economici delle aziende americane nei prossimi trimestri.

Per quel che concerne il fattore politico, Wall Street aveva una massiccia preferenza per Mitt Romney. Oltre che provenire dal mondo della finanza, il candidato repubblicano alla Casa Bianca si era guadagnato la fiducia dei colletti bianchi di Wall Street grazie a un programma che avrebbe consentito alle aziende Usa di incrementare i propri utili grazie a un minor livello di tassazione.

Il mercato ha reagito negativamente alla rielezione di Obama non solo per questo fattore. Un ulteriore  elemento di debolezza che pesa sulle sorti di Borsa del Presidente Usa è la spaccatura esistente dopo la tornata elettorale nel Congresso statunitense. La Camera è rimasta a maggioranza repubblicana, da qui la necessità di trovare rapidamente un accordo "bipartisan" per evitare che a gennaio  prenda il via il famigerato 'fiscal cliff'.

Alla fine del 2012 mancano poco più di 6 settimane, davvero poco tempo se si considera che finora non è bastato un anno per raggiungere un'intesa e una soluzione condivisa tra esponenti democratici e repubblicani su cosa fare per evitare che i paletti fissati nel meccanismo correttivo automatico del fiscal cliff, costituito da forti tagli alla spesa pubblica e contestuale aumento delle tasse, possano far scivolare nuovamente in recessione l'economia Usa. Gli sforzi di Obama e Fed verrebbero di fatto vanificati.

Oltre al fattore politico, il rallentamento della crescita asiatica e la crisi economica che sta colpendo l'intera Europa, gli ultimi dati macro non salvano più nemmeno la Germania, sono i due fattori che più pesano sulla visibilità degli utili che le aziende potranno registrare nei prossimi trimestri.
Senza contare che i timori legati all'andamento economico dei prossimi trimestri potrebbe spingere le aziende americane a ridurre i programmi di investimento, con un chiaro segnale negativo per le prospettive di crescita dell'economia interna.

La sensazione complessiva che emerge da questa tornata elettorale è che le aziende abbiano battuto nella maggior parte dei casi le stime più per un controllo dei costi di gestione che per una reale e sana crescita. Mentre gli utili netti sono aumentati dell'1% rispetto allo stesso periodo del 2012, contestualmente i ricavi sono scesi dell'1%. Esprimendo lo stesso concetto in altri termini, ecco che a fronte del 70% delle società che hanno registrato un utile sopra le stime, solo il 40% delle aziende ha registrato un fatturato sopra le previsioni degli analisti.

Quest'ultime percentuale fa risaltare un ulteriore fattore di preoccupazione degli investitori. Si tratta infatti di una percentuale nettamente inferiore alla media del 55% registrata negli ultimi quattro trimestri. Se alla fine di questa tornata di trimestrali la quota dovesse mantenersi intorno al 40%, si tratterebbe della percentuale più bassa di sorpresa sul fatturato dal primo trimestre del 2009. Allora si fermò al 36%.

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