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Trichet: la politica monetaria adottata dalla Bce è corretta

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Il governatore della Banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, ha difeso davanti alla commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo, l’operato dell’istituto di Francoforte negli ultimi tre anni ribadendo, a fronte delle critiche di scarsa attenzione alla crescita che spesso vengono rivolte alla Bce, che il mandato conferito dall’Unione europea è di combattere per prima cosa e soprattutto l’inflazione.


Non sarebbe stato realistico e realizzabile, secondo Trichet, mantenere nei due anni e mezzo passati i tassi di interesse a livelli bassi: “I nostri interventi – ha dichiarato – hanno stabilizzato l’economia dell’Eurozona” ribadendo il contributo fondamentale del controllo dei prezzi per crescita economica, produttività, occupazione e investimenti. “In assenza di segnali coerenti che indicassero un riassorbimento rapido degli choc economici del periodo in questione – ha chiarito il governatore – una politica monetaria di bassi tassi di interesse non sarebbe stata realizzabile”. Il numero uno dell’Istituto centrale europeo non si è limitato però a sottolineare l’importanza della lotta all’inflazione ma ha messo in evidenza come la stessa crescita del Vecchio continente sia stata favorita dall’azione della Bce che “ha mantenuto i tassi di interesse bassi per un periodo più lungo rispetto a quanto fatto dalla Fed negli Stati Uniti inondando l’economia europea con molta liquidità e ravvivandone in tal modo l’economia”. Il maggiore successo rimane però l’aver contenuto le attese di inflazione.

Pochi e sostanzialmente in linea con quanto emerso dalla riunione del Comitato di politica monetaria dell’8 marzo i commenti relativi alla situazione macroeconomica attuale. “I mercati – ha affermato Trichet – hanno capito il mutamento di linguaggio della Bce sui tassi che sono ora definiti moderati e non più bassi” mentre la politica monetaria è “tendenzialmente accomodante” e non più semplicemente “accomodante”. Il prossimo rialzo dei tassi di interesse nel Vecchio continente, al 4%, è atteso dal mercato nella riunione di giugno anche se il rialzo è tutt’altro che scontato. Dovrebbe in ogni caso trattarsi dell’ultimo ritocco del ciclo di rialzi attuale, necessario a fronte “di un’attività economica robusta e con solide prospettive di crescita” per la quale i rischi sono ritenuti equilibrati nel breve termine mentre sul più lungo periodo i rischi sono per un leggero ribasso a fronte di cause esogene come aumenti del prezzo del petrolio, instabilità internazionale e incremento delle spinte al protezionismo. L’evoluzione dei prezzi è invece attesa in calo nel secondo e terzo trimestre dell’anno per poi risalire sul finire del 2007 intorno ai 2 punti percentuali con rischi verso l’alto che potrebbero manifestarsi a fronte di pressioni salariali più forti del desiderabile.


Un richiamo, infine, è stato rivolto da Trichet a quei Paesi il cui debito pubblico soprassa la soglia del 60% stabilita nei parametri del Patto. Il debito deve essere ridotto il prima possibile dotandosi di un “programma coerente per diminuirme il livello anno dopo anno”. Sebbene non citata l’Italia rientra tra le Nazioni che vengon chiamate in causa dal sollecito di Trichet con un rapporto debito pubblico/pil che supera il 100%.

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