Trichet allontana lo spettro della recessione, faro di Bernanke sulle big bank

Inviato da Alberto Bolis il Ven, 03/09/2010 - 10:52

I governatori delle due principali Banche centrali del pianeta hanno conquistato la scena del mercato. Gli operatori, investiti dai molti dubbi sulle prospettive economiche, hanno seguito con grande attenzione le parole pronunciate ieri da Jean Claude Trichet e Ben Bernanke. Parole che hanno aiutato a comprendere lo stato di salute degli Stati Uniti e dei Paesi del Vecchio Continente.

Il numero uno dell'Eurotower ha ripetuto come un mantra "non possiamo ancora cantare vittoria", ma i numeri della Bce hanno certificato che la ripresa europea sta andando più forte del previsto. Tradotto in fatti, l'istituto di Francoforte ha rivisto al rialzo le stime di crescita per il 2010, a +1,6% dal precedente +1%, e per il prossimo anno, a +1,4% da +1,2%. Una crescita trascinata soprattutto dal recupero delle esportazioni. Sul fronte tassi è arrivata la conferma, ampiamente attesa dal mercato, del riferimento all'1%, livello più basso da quando è entrata in vigore la moneta unica.

"Alla luce delle ultime dichiarazioni di Trichet e di altri membri della Bce ribadiamo l'ipotesi secondo cui la Bce continuerà a mantenere il tasso di riferimento fermo all'1% per buona parte del 2011, con la politica monetaria che si baserà ancora sulla gestione delle misure non convenzionali", è la visione degli analisti di Mps Capital Services.

Trichet ha inoltre annunciato che la Bce garantirà ancora piena liquidità al mercato, continuando ad effettuare le operazioni di rifinanziamento fino al gennaio 2011, con piena allocazione delle richieste e a tasso fisso. Il governatore si è poi detto fiducioso sulla tenuta dell'Europa come entità unitaria, nonostante la crisi del debito sovrano aleggi ancora sui cieli del Vecchio Continente. A conferma di ciò, la grande attenzione degli operatori alle aste di titoli di Stato dei Paesi cosiddetti "periferici".

Spostando la visuale sull'altra sponda dell'Oceano, troviamo la Federal Reserve che sta ancora indagando sulle cause che hanno scatenato la crisi finanziaria del 2008, con Ben Bernanke che accende un faro contro le grandi banche. "La lezione più importante che abbiamo imparato dalla crisi finanziaria è la necessità di eliminare istituti troppo grandi per fallire", sono le parole pronunciate dal governatore della Fed.

Su questo tema, la Fed potrà ricevere aiuto dalla nuova legge sul sistema finanziario, che le concede il potere di smembrare un istituto ritenuto troppo grande da minare la salute del sistema finanziario a stelle e strisce. Bernanke ha poi recitato una sorta di mea culpa, sostenendo che la Fed è stata troppo lenta nell'identificare i rischi e a contrastare gli abusi nel mercato dei mutui subprime.

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