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Tria riapre il dossier Mps e pensa a nozze per far defilare lo Stato, le tre candidate soffrono in Borsa

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Ubi Banca, Banco BPM e Bper. Sono le tre banche candidate spose per Mps. Il dossier della banca senese è già sul tavolo del ministro del Tesoro, Giovanni Tria, che vede un futuro con lo Stato lontano da Rocca Salimbeni. Il nuovo governo intende pertanto dare seguito all’operato del precedente governo e rispettare gli accordi con l’UE.

Il piano di ristrutturazione di Mps concordato con Bruxelles lo scorso luglio prevede l’uscita dello Stato, che detiene il 68,2% del capitale, entro luglio 2021. Il mese scorso Claudio Borghi, economista di spicco della Lega che ha partecipato alla stesura del contratto con il M5S, aveva paventato l’ipotesi di un cambio radicale di strategia su Mps con nuova governance e riconversione della banca in ottica di servizio a famiglie e PMi e stop al piano di chiusura delle filiali.

La posizione di Tria è invece per una continuità sul fronte management della banca e anticipare l’uscita dello Stato già al 2019. Stando a quanto riportato oggi da La Repubblica, il ministro intende condividere con Mps un percorso che porti a una fusione in carta con una banca italiana, per ottenere sinergie fino a 3 miliardi di euro andando così a creare il terzo polo nazionale. Intanto a ore dovrebbero arrivare le garanzie statali sulla cartolarizzazione di sofferenze Mps per 24 miliardi, che saranno deconsolidate; il management starebbe anche studiando una stretta sui crediti incagliati.

Le tre candidate, pro e contro

Tra i potenziali partner di Mps spicca sempre il nome di UBI Banca, già in azione due anni fa sul dossier Mps e che trovò lo stop dei soci bergamaschi. Nel frattempo, rimarca sempre La Repubblica, Ubi è stata scavalcata per taglia da Banco e Bpm, anch’essa potenziale pretendente anche se risulta alle prese con un corposo smaltimento di crediti deteriorati. Ma nel 2019 l’istituto guidato da Giuseppe Castagna potrebbe essere pronto a crescere ancora.

Infine c’è il nome di Bper, che vede tra i soci forti Unipol, da poco salita al 14,2% e pronta ad avvicinare il 20%. Bper capitalizza però solo 2,2 mld, troppo piccola, anche se messa insieme a Unipol Banca, per inglobare Mps e al contempo diluire significativamente lo Stato.
Di contro, la fusione di Mps con Ubi o con Banco Bpm, che valgono circa 4 miliardi di euro, permetterebbe al Tesoro di scendere sotto il 20%.

Come già successo in passato, l’emergere della possibilità di nozze con Mps va a deprimere i titoli interessati. A Piazza Affari i titoli Ubi Banca e Banco BPM cedono il 2% circa, mentre Bper arretra dell’1,3%. Acquisti invece su Mps (+2,1% a 2,60 euro).