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Il trend dei mercati è positivo, nonostante le interferenze politiche (DeAWM)

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“Le turbolenze politiche hanno frenato il recente trend positivo dei mercati, ma in una prospettiva a medio termine gli scontri politici sono solo un rumore di fondo”. Questo il commento dei Co-Chief Investment Officer di Deutsche Asset & Wealth Management, Asoka Woehrmann e Randy Brown.

Il quadro economico globale è decisamente migliorato rispetto a qualche tempo fa: la crescita sta accelerando, gli indici dei direttori d’acquisto segnalano espansione, i mercati del lavoro sono in ripresa e l’inflazione è bassa. Dopo i guadagni accumulati dai mercati azionari nel terzo trimestre, ottobre è iniziato in salita. La causa: le dispute politiche negli Stati Uniti e nell’Eurozona. Ci sono motivi di preoccupazione per gli investitori?

I Repubblicani sono andati fino in fondo con la loro minaccia di impedire un aumento del bilancio federale, provocando una parziale serrata del governo (il cosiddetto “shutdown”) e la sospensione forzata dal lavoro di 800.000 dipendenti pubblici. Resta da vedere quali saranno gli effetti sulla crescita degli Stati Uniti. In ogni caso, la tendenza al ribasso che coinvolge i tassi di interesse, i mercati azionari e il dollaro Usa indicano che gli investitori si aspettano un rallentamento. Di conseguenza la Federal Reserve Usa ha rinviato il “tapering”, ovvero la progressiva riduzione dei propri acquisti mensili di asset, confermando l’orientamento espansivo della politica monetaria in attesa di verificare la sostenibilità della ripresa economica. Negli ultimi tempi anche i mercati azionari europei sono stati dominati dalla politica. In Italia il tentativo dell’ex primo ministro Silvio Berlusconi di rovesciare l’attuale governo è fallito, non prima però di scatenare una crisi politica che ha messo in subbuglio i mercati. Il governo Letta rimane in carica, ma lo scampato pericolo dimostra che i Paesi periferici dell’Eurozona devono ancora raggiungere una maggiore stabilità politica ed economica. Attualmente sono soprattutto gli eventi politici a muovere i mercati, provocando fortissime oscillazioni. Ma c’è un modo di dire tedesco che gli investitori dovrebbero tenere a mente: “I mercati azionari politici hanno le gambe corte”. In ultima analisi i trend duraturi sono determinati dal contesto economico, non dalle liti al Congresso o in Parlamento. L’accelerazione della crescita, un’inflazione assai moderata e i bassi tassi di interesse dovrebbero quindi sostenere ulteriori guadagni sui mercati azionari, immobiliari e delle materie prime nel medio periodo.

Ancora liquidità – per ora

Eventi inattesi stanno muovendo i mercati. Molti economisti e investitori pensavano che la riduzione dell’allentamento quantitativo sarebbe partita a settembre, ma la Federal Reserve ha deciso diversamente. Il Federal Open Market Committee vuole maggiori prove che la ripresa sia sostenibile prima di avviare il “tapering”, pertanto la banca centrale statunitense continuerà a comprare ogni mese 85 miliardi di dollari di titoli. La decisione della Fed ha provocato il calo dei rendimenti obbligazionari Usa, l’indebolimento del dollaro e nuovi massimi sulle borse statunitensi. Il fatto è che l’economia Usa è già sulla strada della ripresa. Negli ultimi trimestri il tasso di disoccupazione in calo e l’ulteriore miglioramento dei mercati immobiliari hanno alimentato un lieve rialzo dei consumi privati, e in prospettiva l’economia Usa dovrebbe ricevere ulteriore slancio dall’aumento degli investimenti privati. L’accelerazione della crescita reale potrebbe quindi accelerare dall’attuale 1,8 percento al 3% per il 2014. Secondo le nostre attese la Fed darà avvio alla progressiva riduzione degli acquisti di asset nel mese di dicembre.

Nonostante la decisione della Fed di rimandare la progressiva riduzione dei propri acquisti di titoli, la nostra visione strategica è confermata: in un quadro caratterizzato da tassi di interesse in aumento, ma ancora relativamente bassi, e dalla ripresa dell’economia mondiale, l’azionario rappresenta la nostra classe di attivo preferita. Un modesto aumento dei tassi di interesse difficilmente avrà un impatto negativo sull’outlook economico o sugli utili aziendali.

Svolta in Europa

Anche in Europa vi sono motivi di ottimismo, e aumentano le speranze che la crisi sia giunta al termine. La graduale eliminazione dei tagli di bilancio, per esempio, dovrebbe stimolare le economie della regione, mentre la riduzione dei deficit delle partite correnti nei Paesi periferici indica che le aziende spagnole, portoghesi, irlandesi e greche sono diventate più competitive. D’altro canto, le imprese dei Paesi periferici incontrano ancora grandi difficoltà nell’accesso al credito e pagano interessi molto più elevati rispetto alle loro controparti dei Paesi dell’Europa centrale. La Bce dovrebbe porsi come obiettivo l’eliminazione di queste differenze regionali nel corso dei prossimi trimestri. Un’idea attualmente al vaglio per far fluire il credito prevede che la Bce consenta alle banche di usare i mutui alle piccole e medie imprese come collateral per le emissioni cartolarizzate. Nonostante la stretta creditizia, gli indicatori del sentiment segnalano un mood più positivo in Francia, Italia, Spagna e Grecia, dove è previsto un aumento del prodotto interno lordo in termini reali: nel complesso, per il prossimo anno ci aspettiamo un’espansione economica dello 0,7% nell’Eurozona.

In Europa l’economia si sta muovendo nella giusta direzione, e le azioni europee appaiono promettenti. Gli utili aziendali dell’Eurozona offrono quindi notevoli potenzialità di ripresa: attualmente risultano inferiori del 20 percento circa rispetto al livello del 2007, mentre gli utili delle società statunitensi hanno già superato del 15 percento il livello pre-crisi. L’aumento dei nuovi ordini e la riduzione delle scorte indicano un rafforzamento dell’economia reale europea. Finalmente i trend di crescita dell’Eurozona sembrano avere svoltato l’angolo. Per la prima volta negli ultimi sei trimestri, nel secondo trimestre del 2013 la crescita del Pil è stata positiva, segnando un aumento dello 0,3% rispetto ai primi tre mesi del 2013. In generale, le azioni europee dovrebbero beneficiare delle migliori prospettive di crescita della regione e della politica di bassi tassi di interesse della Bce. Un altro argomento a favore delle azioni europee è rappresentato dalle valutazioni interessanti rispetto alle azioni Usa: il rapporto prezzo/utili (P/E) rettificato per il ciclo dei titoli azionari europei rimane ai minimi storici.