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Treasury al test Powell, rischio nuovo sell-off. Goldman Sachs vede nero su azioni se…

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Il primo discorso da presidente della Federal Reserve di Jerome Powell, in agenda domani, arriva in un momento decisamente delicato per i mercati con il rendimento dei Treasury prossimo al 3%. Tassi sui massimi a oltre 4 anni per il decennale che si abbinano a rendimenti al top dal 2008, sotto la spinta dei timori che l’inflazione in aumento spinga la Fed a premere sull’acceleratore sul fronte rialzo dei tassi.

 

Movimento dei Treasury che è stato il fattore scatenante della correzione dei mercati della prima parte di febbraio, poi rientrata, che ha però fatto capire come ulteriori scatti dei rendimenti obbligazionari potrebbero destabilizzare l’azionario.

 

Il sell-off su Treasury, iniziato a settembre e ampliatosi in questo primo scorcio di 2018, sta finendo, potrebbe avere il fiato corto e secondo gli strategist di Morgan Stanley sta per finire. Non è così per Goldman Sachs che, sebbene si aspetti che il rendimento del decennale si approssimi al 3,25% entro la fine dell’anno, ha avvertito sul rischio che un balzo del rendimento al 4,25% inneschi un crollo dell’azionario e un forte rallentamento dell’economia Usa, ma non una recessione. “Un aumento dei tassi al 4,5% entro la fine dell’anno provocherebbe un calo dei prezzi dell’azionario pari al 20-25%”, si legge nella nota della banca d’affari Usa.

 

Cauto anche Warren Buffett che ha ammonito nel corso del fine settimana che le obbligazioni possono alzare i livelli di rischio nei portafogli mentre l’ inflazione erode i rendimenti.

Powell potrebbe scatenare nuove vendite, ma anche porre fine al sell-off

L’audizione del nuovo presidente Fed, Jerome Powell, sarà quindi un test molto importante poichè è la prima occasione per farsi un idea sulla view del nuovo presidente Fed e sull’approccio che intende portare avanti in caso di effettiva accelerazione dell’inflazione. Le parole di Powell sicuramente muoveranno i Treasury con ogni accenno sul fronte inflazione destinato a scatenare le vendite sui Treasury. Di contro una presa di posizione che segnali continuità rispetto alla gestione precedente Yellen, con l’intenzione di procedere comunque con un aumento graduale del costo del denaro, potrebbe calmierare le pressioni al rialzo sui rendimenti dei governativi Usa. Sul mercato si discute soprattutto sulla possibilità che la Fed si mostri disponibile o meno a tollerare un livello di inflazione sopra al target.