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Treasuries, Gross: mercato orso ibernato, economia non può sostenere tassi più alti

Nelle ultime ore non è passato di certo inosservato il balzo dei rendimenti dei bond Usa decennali al nuovo record dal 2011, al 3,0950%: una crescita che ha coinciso con…

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Tassi in rialzo, e non solo nel caso dell’Italia: nelle ultime ore non è passato di certo inosservato il balzo dei rendimenti dei Treasuries Usa decennali al nuovo record dal 2011, al 3,0950%. Una crescita che ha coinciso, per la relazione inversamente proporzionale che sussiste tra i prezzi dei bond e i loro rendimenti, con uno smobilizzo dei titoli di stato Usa da parte degli investitori. E una crescita che, raggiunta una certa soglia, e stando almeno a quanto prevede Bill Gross, ex Pimco e gestore dei bond presso Janus Henderson, sarà destinata a frenare. Motivo? L’economia americana non può sostenere tassi ancora più alti.

Gross lo scrive chiaramente nel secondo tweet.

“L’economia Usa non può sostenere rendimenti superiori al 3,25% per i Treasuries Usa a 30 anni e a 10 anni, né superiori al 3% per i bond a cinque anni. La migliore previsione è dunque di un mercato orso che rimane ancora ibernato”.

Dell’ibernazione dell’orso sul mercato dei Treasuries Usa, il gestore di Janus Henderson aveva già parlato qualche settimana fa, facendo riferimento a un livello dei tassi il cui superamento andrebbe a detrimento sia di Wall Street che dell’economia Usa: quello, appunto, del 3,25%.

Con queste parole già allora Gross aveva consigliato a chi fa short sui Treasuries di non stappare ancora lo spumante, nonostante il record delle posizioni corte accumulate sugli asset.

Nella sessione odierna i tassi sui Treasuries Usa ritracciano al 3,0687% circa, rimanendo comunque ai livelli più alti degli ultimi sette anni.

A scatenare il trend rialzista dei rendimenti, nelle ultime ore, è stata la pubblicazione di alcuni dati da parte del dipartimento del Tesoro.

Dai dati  è emerso che a marzo la Cina – principale detentore di debito sovrano Usa -ha smobilizzato i Treasuries per un valore di $2,5 miliardi. Motivo: molto probabilmente le tensioni commerciali con l’America First di Donald Trump, che hanno alimentato sui mercati per settimane la paura di un’imminente guerra commerciale.

Nello stesso mese il Giappone, secondo principale detentore dei bond Usa, ha venduto Treasuries Usa per una quantità di $8 miliardi, continuando un trend che nel mese di gennaio e di febbraio si era tradotto in smobilizzi rispettivamente di $2,1 miliardi e $14 miliardi.