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Trasparenza finanziaria, Webranking 2004 premia Ras

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Qual è il grado di trasparenza delle maggiori società quotate italiane? Qual è l’attenzione dedicata all’informazione fruibile dalle varie categorie di stakeholder che compongono la rete di relazioni tra le società e l’ambiente esterno? A queste domande cerca di rispondere lo studio Webranking Italia condotto da Hallvarsson & Halvarsson, la società svedese attiva nella consulenza per investor relation che ogni anno stila la classifica delle società più virtuose sotto questo profilo. Quest’anno sotto esame sono andate 80 società scelte per capitalizzazione, delle quali è stato esaminato il sito web istituzionale, ovvero il punto di osservazione più fruibile e più vicino agli investitori. Sono 111 i criteri utilizzati per la valutazione, tra i quali l’ampiezza dell’uso della lingua inglese, la profondità delle informazioni finanziarie e la loro accessibilità, l’ampiezza dell’archivio, il bilancio sociale, il calendario degli eventi futuri. Questi criteri sono stati individuati considerando le esigenze d’informazione online di un campione di 147 analisti, investitori e giornalisti finanziari internazionali, che hanno risposto ad un questionario ad hoc.
La società uscita vincitrice quest’anno è Ras, con un punteggio pari a 81 su 100, seguita da Eni che ha totalizzato 75,5 punti e da Merloni che ha 62 punti; la società fabrianese era leader l’anno scorso. Al quarto posto Benetton e al quinto Tim. La media di punteggio si è alzata rispetto al 2003, quando le società monitorate erano state 50 (i confronti tra i due anni sono fatti comunque sulla base delle società del 2003). Si è passati infatti dai 37 punti agli attuali 42,6 punti, con 18 società che hanno ottenuto più di 50 punti. Erano otto l’anno scorso. Se il confronto si sposta su base europea, dove sono presenti 11 italiane su 150, Ras ed Eni si situano ai livelli più alti anche al livello europeo.
Il miglioramento più vistoso è stato quello di Alleanza assicurazioni, passata dal 38° al 10° posto. In fondo alla classifica le imprese che hanno meno di trenta punti sono 28, di cui ben 18 non prese in considerazione l’anno scorso. La migliore tra le new entry è Erg, che si è posizionata subito al sesto posto. Considerando le 80 società la media di punteggio è pari a 36,7 punti.
Scorrendo la classifica si nota come ai primi posti ci siano in gran parte società dai bilanci eccellenti negli ultimi anni e leader ; in coda la stragrande maggioranza delle società che non ha ottenuto 30 appartiene al settore bancario-assicurativo, che in fatto di trasparenza finanziaria dovrebbe avere qualche carta in più da giocare.
“La valutazione quest’anno è stata più rigida rispetto al 2003 e abbiamo introdotto ben 13 nuovi criteri e altri 33 criteri sono stati modificati. Per esempio, non è più sufficiente presentare i nomi dei membri del top management e del consiglio d’amministrazione; per ottenere un punteggio pieno è necessario anche fornire i curricula vitae e le foto dei membri in alta risoluzione”, spiega Joakim Lundquist, il responsabile della ricerca italiana.
I miglioramenti rispetto al 2003, relativi alle società presenti in entrambi gli anni, riguardano sostanzialmente tre aree. La prima area si riferisce all’interattività. Quattordici società hanno risposto alle richieste via e-mail entro due ore e solo la metà delle aziende non fornisce alcuna risposta contro tre società su quattro nel 2003. La seconda area interessa la sezione link, aggiornamenti e lingue, mentre l’ultima area di miglioramento riguarda la sezione informazioni istituzionali. Le note dolenti vengono dall’utilizzo dell’inglese, passo fondamentale per riguadagnare fiducia e credibilità all’interno della comunità di investitori internazionali dopo i guai di Parmalat.
È anche interessante notare, conclude la ricerca, che Merloni, Benetton, Erg, e Tiscali, quattro società relativamente piccole, sono posizionate tra le migliori sette. Anche il mid cap Campari si presenta al dodicesimo posto. Questo rende evidente che creare un sito istituzionale di un buon livello non è solo una questione di dimensione e disponibilità economica, ma piuttosto l’espressione di un forte impegno da parte della società nel creare una cultura della comunicazione e una organizzazione interna in grado di sostenerla. La classifica è stata pubblicata dal Corriere della Sera e dal Financial Times.