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Tra due mesi proposta di fusione tra Atlantia e Gemina. Boom al rialzo in Borsa per Meridiana Fly

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Si avvicina il momento della fusione tra gli aeroporti di Roma e le autostrade italiane, entrambe controllate da Sintonia, la holding della famiglia Benetton. Il Cda di Gemina, società che gestisce gli scali della Capitale, ha confermato l’interesse per l’operazione di integrazione con Atlantia. Una proposta in questa direzione potrebbe essere formata dal board “entro i prossimi due mesi”. Il Cda ha individuato in Barclays e Unicredit, per la parte finanziaria, e nello studio Chiomenti, per i profili legali, gli advisor nell’operazione di fusione.
 
Secondo quanto scritto da Il Messaggero, l’ipotesi principale alla quale stanno lavorando le banche coinvolte nell’operazione sarebbe un’Opa di Atlantia su Gemina, dove Sintonia non dovrebbe apportare le sue azioni in modo da contenere l’esborso. Esborso che, secondo i calcoli di Equita, sarebbe pari a 1,1-1,23 miliardi di euro ipotizzando un prezzo di Gemina tra 1,2-1,3 euro per azione). “Per quanto riguarda Atlantia – scrive la sim milanese – il minore costo del debito rispetto a Gemina determina un effetto leggermente positivo sulla valutazione e antidiluitivo sugli utili per azione. Industrialmente poi l’operazione permetterebbe l’entrata nel settore aeroportuale”.

Nel settore dei trasporti, e in particolare nei cieli italiani, soffia aria di burrasca. Con la partita Alitalia tutta da giocare e che entrerà nel pieno della campagna elettorale, in queste ore è esploso il caso Meridiana Fly. La compagnia area dell’Aga Khan ha dimissionato l’amministratore delegato Giuseppe Gentile con una buonuscita da 25 milioni di euro, sostituendolo con Robero Scaramella.

A Piazza Affari il titolo Meridiana Fly è congelato al rialzo con un balzo teorico del 27,20% a 0,743 euro in scia all’intervento del principe ismailita che è diventato socio unico di riferimento della compagnia. La situazione di Meridiana non è delle migliori: l’Enac ha revocato alla compagnia la licenza di volo, rilasciandone una temporanea da rinnovare ogni mese, mentre le perdite allo scorso 30 settembre ammontavano a 56 milioni di euro. Allo studio ci sarebbe una ricapitalizzazione della società, attraverso un’iniezione dell’Aga Kahn da circa 100 milioni di euro, oppure un intervento di qualche fondo arabo.