Tra crisi del debito, tassi bassi, prezzi delle azioni più alti, come andrà il 2013?

Inviato da Floriana Liuni il Mar, 12/02/2013 - 15:48


Quali prospettive per le asset class 2013? Stando all'analisi di DWS investments (gruppo Deutsche Bank), l'outlook per gli investitori è positivo, in quanto nel 2013 è poco probabile che ci siano deflazione o forte inflazione.



Gli squilibri in Europa sono diminuiti. Il Vecchio Continente potrebbe quindi tornare a performare bene nel 2013. Un ambiente con leggera inflazione e tassi bassi, inoltre, va a favore dei titoli azionari, che in passato sono andate molto bene in questo genere di ambiente. 



Inoltre, l'Europa, che negli ultimi mesi è stata spesso problematica, nel 2013 potrebbe fare la differenza. D'altro canto, i titoli di Stato degli emittenti con i rating più alti producono soprattutto rendimenti reali negativi. Nel settore dei titoli di Stato, si sta realizzando una massiccia ridistribuzione della ricchezza dai risparmiatori ai debitori (vedi grafico in basso a sinistra).



Però, il reddito fisso non significa solo titoli di Stato. Nel 2013, è probabile che gli investitori si rivolgano più ai Paesi che offrono maggiori tassi di interesse e ai prodotti con premi sui tassi come i covered bond. Il mercato è in ottime condizioni e c'è anche ancora potenziale di upside, a giudicare dagli ultimi aumenti dei prezzi obbligazionari. Lo stesso vale per le obbligazioni societarie, che danno anche loro un'impressione di ottima salute.



Un'interessante osservazione: la valuta giapponese ha registrato un notevole declino alla fine del 2012. Sotto il primo ministro Shinzo Abe, ci si può aspettare una prosecuzione di questa tendenza nell'anno in corso.



Le stime degli analisti che riportano utili 2013 in crescita a doppia cifra vanno prese con cautela. Sembrano più probabili aumenti degli utili intorno al 5% circa, in particolare per lo S&P 500 si parla del 5%, per lo Stoxx 600 del 6,5% per il Dax del 2%. Fin qui, niente di buono. Però, il settore privato è in gran parte sano e ha intenzione di difendere i suoi margini di profitto tramite risparmi sui costi e cautela negli investimenti.



Rispetto ai livelli storici di valutazione e ai bassi rendimenti reali delle obbligazioni, il mercato nel suo insieme sembra conveniente, nonostante il recente rally. Inoltre, gli investitori istituzionali sono sottoinvestiti sui mercati azionari. Quindi, moderate revisioni delle aspettative di utili dovrebbero avere relativamente poco effetto sulle valutazioni azionarie. 



Quali scelte per gli investitori? In un momento in cui la dinamica generale dei profitti è scarsa, le nicchie di crescita sono ambitissime dagli investitori. Ciononostante titoli azionari che promettono crescita che attualmente hanno un P/E a 15 non sono assolutamente sopravvalutate. Quindi, gli investitori dovrebbero tenere d'occhio le aziende innovative che godono di un buon posizionamento sul mercato. In un ambiente economico difficile, queste aziende hanno una posizione di forza che permette loro di far valere il proprio potere di determinazione dei prezzi. Anche i titoli con dividendi superiori alla media catturano l'attenzione. Negli anni passati, molte società hanno rafforzato i bilanci e i flussi di cassa. Attualmente, il pay-out ratio1 delle S&P 500 è al 28%, appena sopra al minimo degli ultimi 110 anni. Quest'anno è probabile che aumenti la propensione a soddisfare gli azionisti tramite i dividendi. Sia l'andamento della ripresa che i livelli di valutazione parlano a favore di una relativa outperformance delle azioni europee (e tedesche) rispetto a quelle USA.



Inoltre, come già in passato, molti investitori sono sottoinvestiti sui mercati europei. Nei Paesi emergenti, i maggiori tassi di crescita dovrebbero avere un effetto positivo sugli utili societari e ora della fine sui corsi azionari. È concepibile un rialzo del 9,3% dell'indice MSCI Emerging Markets, a meno che ci siano ulteriori turbative nei Paesi industrializzati e sui mercati delle materie prime. A livello settoriale, la crescita degli utili nel 2013 dovrebbe provenire soprattutto dai settori finanziario, produzione di beni di consumo ciclici, materiali e informatica.

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