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Tornano a crescere i contratti rialzisti sul dollaro, Weidmann sostiene l’euro

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Dopo tre settimane con il segno meno, nell’ottava all’8 luglio le posizioni “long” sul dollaro statunitense hanno evidenziato, stando ai dati diffusi dalla Commodity futures trading commission (Cftc), un incremento di 1,69 a 10,34 miliardi di dollari.

Nuovo segno più per le posizioni nette lunghe (differenza tra contratti rialzisti e ribassisti rispetto al dollaro) sul cugino canadese, salite di oltre 8 mila a 10.295 unità, mentre nel caso di sterlina e dollaro australiano il dato è sceso di 14,8 a 41,6 mila e di 2,3 a 38,9 mila. Per quanto riguarda euro e yen i contratti “short” superano i “long” di 59,3 e di 66,4 mila unità, rispettivamente 1,5 in meno e 7,7 mila in più rispetto alle precedenti rilevazioni.

Nel caso dell’eurodollaro, che nonostante il calo maggiore delle stime registrato a maggio dalla produzione industriale di Eurolandia (-1,1% m/m) si conferma sopra quota 1,36 a 1,3626, un sostegno arriva dalle dichiarazioni rese nel corso del fine settimana da Jens Weidmann, il n.1 della banca centrale tedesca. Secondo il “falco” l’attuale politica monetaria europea è troppo espansiva per la prima economia europea.

“È ovvio che la politica monetaria, vista da un punto di vista tedesco, è troppo espansiva”, ha detto il chairman della BundesBank. “Se potessimo decidere la nostra politica monetaria, ma non possiamo, sarebbe differente”. “Questa fase caratterizzata da bassi tassi di interesse e da una politica monetaria espansiva non dovrà durare più del necessario”.

Questa sera alle 19 appuntamento con la testimonianza del presidente della Bce Mario Draghi davanti alla Commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo.