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Torna il panico sulle Borse: da Londra a Wall Street listini sotto pressione

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Niente da fare. Un’altra seduta lacrime e sangue per le Borse di tutto il mondo è andata in onda. La crisi del debito sovrano e i dubbi sulla solidità della ripresa economica non hanno mollato la presa e hanno fatto tremare i polsi agli investitori da Londra a Milano, passando per New York fino a toccare le piazze dei Paesi arabi del Golfo. Le raccomandazioni del Fondo Monetario Internazionale a Madrid perché realizzi riforme urgenti per migliorare la situazione del mercato del lavoro e la solidità del sistema bancario hanno avuto un effetto boomerang.


L’eco della vicenda spagnola – che ha visto ieri intervenire la Banca centrale per mettere in sicurezza Cajasur, una cassa di risparmio del Sud del Paese – ha avuto un risvolto del tutto inaspettato: ha scoperchiato il vaso di Pandora e i fantasmi di nuovi possibili interventi salva-banche hanno preso il sopravvento, scatenando il panico sui listini.

Sebbene si tratti di una piccola Caja, con asset pari allo 0,6% del sistema bancario spagnolo, la preoccupazione diffusa è che la falla che si aperta nel sistema finanziario iberico possa essere il prologo di una vicenda “nuova” che travalicherà i confini nazionali e che si potrebbe diffondere all’intera area euro. Come sottolineato da Craig Peckham, strategist azionario alla Jefferies & Co di New York, la cassa di risparmio spagnola “ha riportato l’attenzione su una questione più grande, cioé se sia solo un problema di credito sovrano o qualcosa di più sistemico in Europa e potenzialmente nel sistema finanziario nel suo insieme”.


Parole che hanno colto nel segno: nuove voci di banche in crisi, questa volta tedesche, sono, infatti, circolate nelle sale operative in mattinata. “Si tratta di semplici voci cui non darei troppo credito, ma sono abbastanza per spiegare il quadro – ha commentato Giampaolo Rivano di Gesti-Re – Ieri abbiamo vissuto una giornata di assestamento, oggi siamo tornati di nuovo nel marasma e in preda alla volatilità”.
 
“E’ in atto una grande pressione dei derivati sulle Borse”, ha segnalato invece un altro operatore. “E’ necessario che venga messa a punto una regolamentazione dei derivati, che sta tardando ad arrivare. E’ ovvio che le grandi banche americane stanno facendo il loro gioco, anche perché negli Stati Uniti e anche in Inghilterra buona parte della attività finanziaria è basata proprio sui derivati; il punto è che adesso ci ritroviamo ad essere vulnerabili e siamo a rischio crack. E questo è evidente dalla pressione molto forte che sta emergendo non solo sulle Borse, ma anche sul mercato delle obbligazioni e su quello delle valute”.


“Passa in secondo piano quindi l’azione di maquillage di bilancio in atto in Europa: in Spagna sono saltate quattro banche e il mercato adesso è nella piena incertezza”. “La performance odierna dei mercati è una cosa abominevole e difficilmente si riuscirà ad invertire la tendenza”, gli ha fatto eco un trader da Londra. “Ero convinto che con la scadenza dei premi di settimana scorsa qualcosa potesse cambiare, ma evidentemente non è così: i mercati non sembrano accennare al minimo rimbalzo, non hanno nervo e non prestano attenzione a nessuna notizia”.


Come se non bastasse in alcune trading room è arrivata a circolare nel pomeriggio la voce di una possibile azione congiunta tra Bce, Fed e Bank of England per allargare la base monetaria. Un rumor, cui alcuni operatori hanno dato credito, definendolo come “tutto sommato l’unica soluzione plausibile alla crisi”. Per Silvio Peruzzo, economista zona euro per Royal Bank of Scotland “gli investitori hanno semplicemente preso atto che per risolvere i problemi del debito sovrano dei Paesi dell’eurozona ci vorrà tempo, i bilanci non si fanno dall’oggi al domani mentre il mercato vorrebbe cambiare direzione ed è impaziente”.


“Il peggio potrebbe non essere ancora arrivato – prosegue sibillino l’economista – anche se non è il mio scenario di base. Ma è chiaro a tutti ormai che il mercato non funziona e che bisogna fornire nuovi incentivi per evitare questi fenomeni di disallineamento”. Come sottolineato da un trader “tutto quello che si legge sulle banche europee non è proprio di buon auspicio: la sensazione è che siamo passati da timori particolari sulla Grecia a un più generale nervosismo sull’intera Europa”. Vecchio Continente sotto scacco, sempre di più e di nuovo. E questa volta neanche un maxi piano, forse, potrà scongiurare il peggio.