Tobin tax: i primi dubbi istituzionali. Per la Consob spiazza i mercati e favorisce l'elusione

Inviato da Riccardo Designori il Gio, 25/10/2012 - 21:24

E' sceso in campo anche il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, contro la famigerata Tobin Tax. In audizione alla commissione Finanze della Camera ha parlato della temuta tassa sulle operazioni finanziarie prevista dalla legge di Stabilità. E il suo, considerando il ruolo istituzionale ricoperto dall'Autorità di vigilanza, non è stato un affondo leggero.

"L'iniziativa della Commissione europea presenta taluni profili di criticità", ha evidenziato nel suo intervento il numero uno della Consob, evidenziando come se "non è in dubbio l'introduzione di questa norma", dall'altro "qualche razionalizzazione potrebbe essere adeguata».

Il primo nodo da affrontare, anche quello più immediato da ipotizzare, è legato alla localizzazione degli intermediari: "Se noi riserviamo questa imposta alle transazioni che hanno a oggetto titoli italiani grazie a Monte Titoli, in qualunque posto queste transazioni avvengano l'imposta viene percepita. Questo significa che non c'è una convenienza a spostare le transazioni dall'Italia a estero su estero". Non fosse così, si avrebbe una "probabile, secondo alcuni certa, delocalizzazione degli intermediari, con conseguenti perdite di posti di lavoro e di entrate fiscali".

Tuttavia, specie alla luce di quanto accaduto in Svezia negli anni '80, a rendere particolarmente incisivo l'intervento di Vegas è stato il passaggio legato al "pericolo di spiazzamento dei mercati». «I rischi connessi all'introduzione della Tobin tax, ha sostenuto Vegas, potrebbero essere amplificati nel caso in cui l'Italia adottasse l'imposta in via anticipata rispetto all'entrata in vigore della direttiva europea in materia. In quel caso la disposizione, pur costituendo una sorta di "normativa ponte" destinata ad operare solo in via temporanea, potrebbe determinare effetti di spiazzamento, anche irreversibili, sui mercati».

Senza contare che il disegno messo a punto da Bruxelles, secondo Vegas "potrebbe ridurre l'efficienza informativa e la liquidità dei mercati, a causa di una possibile riduzione degli scambi, aumentare il costo del capitale per le imprese e determinare una riduzione dei prezzi".

Rispetto alla proposta della Commissione europea, la norma varata dal Governo italiano con il Ddl stabilità dello scorso 9 ottobre si discosta "sostanzialmente per la mancata differenziazione delle aliquote in funzione della tipologia di strumento finanziario negoziato e ciò determina una forte penalizzazione per la operatività in strumenti derivati".

Ma qualipotrebbero essere dunque in concreto i cambiamenti da apportare alla TobinTax per ridurne gli effetti negativi? Rispondendo alla domanda di un parlamentare, Vegas ha dichiarato come "si potrebbero fare piccole correzioni, prevedendo una diversità di aliquota, fra grandi e piccoli investitori o a seconda dei mercati in cui si fanno le operazioni: over the counter (Otc) o mercati tradizionali".

Insomma, una direttrice su cui lavorare Vegas l'ha tracciata. Ora non resta che vedere se anche il Governo vorrà rendersi conto della posta in gioco. Non si tratta di non voler colpire la speculazione "cattiva", ma piuttosto di non darsi inutilmente la zappa sui piedi in un contesto già complicato sotto il profilo del costo di accesso al credito, occupazionale e di sviluppo del sistema finanziario italiano.

Riccardo Designori

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