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Tobin tax: i primi dubbi istituzionali. Per la Consob spiazza i mercati e favorisce l’elusione

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E’ sceso in

campo anche il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, contro la
famigerata Tobin Tax.
In audizione alla commissione Finanze della Camera ha
parlato della temuta tassa sulle operazioni finanziarie prevista dalla legge di
Stabilità. E il suo, considerando il ruolo istituzionale ricoperto
dall’Autorità di vigilanza, non è stato un affondo leggero.

“L’iniziativa
della Commissione europea presenta taluni profili di criticità”, ha
evidenziato nel suo intervento il numero uno della Consob, evidenziando come se
“non è in dubbio l’introduzione di questa norma”, dall’altro “qualche
razionalizzazione potrebbe essere adeguata».

Il primo
nodo da affrontare
, anche
quello più immediato da ipotizzare, è legato alla localizzazione degli
intermediari
: “Se noi riserviamo questa imposta alle transazioni che
hanno a oggetto titoli italiani grazie a Monte Titoli, in qualunque posto
queste transazioni avvengano l’imposta viene percepita. Questo significa che
non c’è una convenienza a spostare le transazioni dall’Italia a estero su
estero”. Non fosse così, si avrebbe una “probabile, secondo alcuni
certa, delocalizzazione degli intermediari, con conseguenti perdite di posti di
lavoro e di entrate fiscali”.

Tuttavia,
specie alla luce di quanto accaduto in Svezia negli anni ’80, a rendere
particolarmente incisivo l’intervento di Vegas è stato il passaggio legato al
“pericolo di spiazzamento dei mercati». «I rischi connessi
all’introduzione della Tobin tax, ha sostenuto Vegas, potrebbero essere amplificati
nel caso in cui l’Italia adottasse l’imposta in via anticipata
rispetto
all’entrata in vigore della direttiva europea in materia. In quel caso la
disposizione, pur costituendo una sorta di “normativa ponte”
destinata ad operare solo in via temporanea, potrebbe determinare effetti di
spiazzamento, anche irreversibili, sui mercati».

Senza
contare che il disegno messo a punto da Bruxelles, secondo Vegas “potrebbe
ridurre l’efficienza informativa e la liquidità dei mercati
, a causa di una
possibile riduzione degli scambi, aumentare il costo del capitale per le
imprese e determinare una riduzione dei prezzi”.

Rispetto
alla proposta della Commissione europea, la norma varata dal Governo italiano
con il Ddl stabilità dello scorso 9 ottobre si discosta “sostanzialmente
per la mancata differenziazione delle aliquote in funzione della tipologia di
strumento finanziario negoziato e ciò determina una forte penalizzazione per la
operatività in strumenti derivati”.

Ma qualipotrebbero essere dunque in concreto i cambiamenti da apportare alla
TobinTax per ridurne gli effetti negativi? Rispondendo alla domanda di un
parlamentare, Vegas ha dichiarato come “si potrebbero fare piccole
correzioni, prevedendo una diversità di aliquota, fra grandi e piccoli
investitori o a seconda dei mercati in cui si fanno le operazioni: over the
counter (Otc) o mercati tradizionali”.

Insomma, una
direttrice su cui lavorare Vegas l’ha tracciata. Ora non resta che vedere se
anche il Governo vorrà rendersi conto della posta in gioco. Non si tratta di
non voler colpire la speculazione “cattiva”, ma piuttosto di non darsi
inutilmente la zappa sui piedi in un contesto già complicato sotto il profilo
del costo di accesso al credito, occupazionale e di sviluppo del sistema
finanziario italiano.

Riccardo
Designori