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Tobin Tax: la Commissione Ue amplia il raggio d’azione, previsto gettito da 35 miliardi annui

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La Commissione europea ha presentato oggi la nuova proposta per l’introduzione della cosiddetta Tobin Tax, ossia la tassa sulle transazioni finanziarie che sarà applicata in 11 Paesi europei (la zona Ftt) tra cui l’Italia, in base al regime di cooperazione rafforzata. Ora le ultime disposizioni dovranno essere approvate dagli Stati che hanno deciso di introdurle: Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna. All’Italia, favorevole all’imposta ma contraria ad applicarla ai titoli di Stato per non pesare sulla crisi del debito sovrano, spetterà ora il compito di cercare di convincere gli altri 10 paesi a esentare i buoni del tesoro non solo al momento dell’emissione, ma anche negli scambi sui mercati secondari.

Il testo presenta alcune novità rispetto a quello stilato dalla Commissione a dicembre. Prima di tutto è stata allargata la base di applicazione della tassa: ora varrà non solo il principio di “residenza”, già previsto nella precedente versione, ma anche quello di “emissione“: la tassa cioè verrà applicata non solo se la transazione è effettuata da soggetti residenti in uno degli Stati ma anche se la transazione riguarda strumenti emessi negli 11 Paesi in cui vige l’imposta. Questo vuol dire che la tassa verrà applicata ovunque, anche in altre piazze finanziarie in presenza di un legame economico con la zona Ftt. Tale ampliamento, ha spiegato il commissario Ue alla Fiscalità, Algirdas Semeta, è necessario per evitare al massimo la possibilità di evitare la tassa, anche se, ha proseguito, è chiaro che non sarà possibile la doppia tassazione, ossia la Tobin tax non sarà in conflitto con quei Paesi, come Italia, Spagna e Portogallo, che hanno deciso di introdurla a livello nazionale.

Un’altra novità riguarda il campo delle esenzioni. Risulteranno fuori dal raggio di azione della tassa le transazioni concluse con Bce, il fondo salva-Stati Efsf ed Esm, Unione europea e le operazioni degli Stati sulla gestione del loro debito. In più, l’imposta non si applicherà alle operazioni di cittadini e imprese, come prestiti, pagamenti, depositi e assicurazioni, e neanche alle operazioni tradizionali di investimento delle banche o alle transazioni finanziarie previste da piani di ristrutturazione.

Per quanto riguarda le aliquote la proposta è rimasta invariata: 0,1% per obbligazioni e azioni e 0,01% per i derivati. Una volta applicata negli Stati che l’hanno accolta, la Tobin Tax, secondo le stime della Commissione, dovrebbe generare un gettito di circa 30-35 miliardi di euro all’anno, comunque inferiore al reddito precedentemente stimato di 57 miliardi di euro che si sarebbe avuto in caso la tassa fosse stata applicata in tutta Europa.

Quindi l’esecutivo del Vecchio Continente ha stabilito le tempistiche: l’obiettivo è l’introduzione della Tobin dal 1° gennaio del 2014 ed è stato fissato al 30 settembre il termine ultimo per gli 11 Stati per adottare tutte le norme e i regolamenti necessari. Poi ogni cinque anni, per la prima volta a partire dal 31 dicembre 2016, la Commissione effettuerà una verifica attraverso la presentazione di un rapporto al Consiglio europeo sullo stato dell’attuazione e se necessario, una proposta di revisione.