Titoli biotecnologici Usa ancora interessanti per Legg Mason

Inviato da Massimiliano Volpe il Mar, 26/08/2014 - 12:21
I titoli preferiti dai gestori. Il settore delle biotecnologie è ancora agli "albori" della crescita e continua a rappresentare un'interessante opportunità d'investimento nonostante la recente fiacchezza, dichiara Evan Bauman, co-manager del fondo da 2,9 miliardi di dollari, il Legg Mason ClearBridge Us Aggressive Growth Fund.  Bauman e il co-manager Richie Freeman, che da trent'anni investono con successo anche in titoli biotecnologici nella loro strategia, quest'anno hanno cercato di sfruttare il sell-off del settore per incrementare le posizioni nelle aziende preferite quali Biogen Idec e Amgen. "Sovraponderiamo ancora il settore salute, soprattutto le aziende biotecnologiche, attualmente negoziate a sconto, per la prima volta nella storia, rispetto ai grandi nomi farmaceutici", afferma Bauman. "Il settore beneficia del consolidamento dovuto ai solidi bilanci. Se si osservano imprese come Biogen, si noterà che l'azienda ha immesso sul mercato farmaci per un valore di quattro miliardi di dollari. A nostro avviso, ci troviamo ancora nelle primissime fasi di crescita per questi titoli: ciò non significa che non sottoperformeranno mai ma possiamo sfruttare eventuali sell-off per colmare posizioni che consideriamo di lunghissimo periodo".  "Abbiamo sempre ritenuto che sia impossibile battere il mercato se si adottano le sue stesse strategie", ci dice Bauman. "Con i finanziari, ad esempio, le banche in questo momento non sono in grado di allocare liberamente i capitali e ciò significa che la loro crescita è depressa. Preferiamo concentrarci su aree anti-cicliche - Biogen, per esempio, non ha bisogno di un determinato tasso di espansione del Pil per proseguire con l'incremento degli utili ad un ritmo del 30%". Considerando che molti settori sono pienamente prezzati, Bauman e Freeman prevedono che il 2014 sarà un anno più volatile rispetto a quello scorso ed hanno lasciato accumulare la liquidità, seguendo la loro metodologia del Dollar Cost Averaging (Dca) per acquistare a intervalli regolari i titoli delle società favorite. Solitamente aggiungono in portafoglio solo una o due partecipazioni l'anno e affermano che il 2014 potrebbe somigliare al 2000 in termini di stockpicking, con la comparsa di opportunità interessanti a seguito della correzione in aree sopravvalutate. Una società inserita di recente in portafoglio è Nuance Communications, impegnata nella progettazione di servizi e soluzioni vocali e già leader nel settore, che i due gestori hanno seguito almeno per dieci anni prima di perfezionarne l'acquisto.

La strategia del fondo. Bauman e Freeman tendono a detenere i titoli nel lungo periodo, con una media di 17 anni ininterrotti: hanno infatti acquistato Amgen a metà degli anni ᾽80 e Biogen nel 1991. Essenziale al loro approccio di stockpicking è l'individuazione di un mercato in cui ci siano ancora ampi margini d'azione, dove le imprese abbiano la possibilità di costruire forti barriere all'ingresso e generare una crescita secolare sostenibile - aziende spesso caratterizzate da un potenziale d'innovazione "dirompente", soprattutto nelle aree d'elezione rappresentate da biotecnologie e information technology. I gestori privilegiano inoltre la qualità - ricercando free cashflow consistenti e livelli di debito trascurabili- e adottano un approccio più attento alle valorizzazioni rispetto alla maggior parte dei gestori "growth". "Quando acquistiamo una società, il nostro ideale è di tenerla in portafoglio per sempre", sostiene Bauman. "Solo modifiche considerevoli nell'ambito della strategia o delle valorizzazioni ci spingerebbero a ipotizzarne la vendita. L'elemento determinante del turnover dei titoli detenuti è rappresentato dall'attività di M&A, con 56 acquisizioni avvenute dal lancio della strategia nel 1983". Bauman asserisce che le operazioni di M&A attualmente in corso restano un fattore positivo  - sia per il comparto che per il mercato nel suo complesso- e si aspetta che l'attività si sposti verso settori come l'Energia e la Tecnologia, dopo diverse transazioni nei settori media e salute. Criteri così rigorosi nella selezione dei titoli implicano la scarsa esposizione del fondo sulla maggior parte del mercato, con una ponderazione pari a zero nei finanziari e trascurabile nei settori dei consumi, nonché l'avversione a settori costosi come le utility, surrogato del mercato obbligazionario.





TAG:
COMMENTA LA NOTIZIA