Timori esagerati per lo scenario di deflazione a lungo termine

Inviato da Riccardo Designori il Lun, 10/02/2014 - 12:38

Di seguito pubblichiamo un commento di mercato di William de Vries, Head of Core Fixed Income di Kempen Capital Management. Nell'analisi l'esperto prende in considerazione le possibilità che nei prossimi mesi possa iniziare ad assistere a un prolungato periodo di deflazione, probabilità che secondo alcuni istitituzioni internazionali starebbe aumentando.Secondo de Vries, i timori di deflazione a lungo termine sono esagerati: anche se l'inflazione potrebbe rimanere bassa, e in alcuni Paesi persino scendere sotto lo zero per un certo periodo, a suo avviso questo non si dovrebbe tradurre in un periodo di deflazione prolungato.




E' in atto un vivace dibattito sulla probabilità di un prolungato periodo di deflazione. Istituzioni di spicco come il FMI (Fondo Monetario Internazionale) sostengono che la probabilità di tale scenario sia aumentata. Non siamo d'accordo e pensiamo che la riduzione dell'inflazione non si trasformerà in deflazione a lungo termine.




L'inflazione nella zona euro è bassa e in calo. Dalla fine del 2011, l'inflazione headline nella zona euro è scesa progressivamente dal 3,0% allo 0,7% anno su anno (rilevazione del mese scorso). Anche l'inflazione core (esclusi energetici e alimentari) è in ribasso ed è scesa allo 0,7% anno su anno, un minimo record. La bassa inflazione globale non è una sorpresa. Anche se ci sono alcuni segnali di ripresa economica nella zona euro, la domanda interna è ancora debole. Inoltre, a causa dell'euro forte e del calo dei prezzi delle materie prime, i prezzi delle importazioni sono in ribasso. Anche i prezzi dell'energia elettrica sono bassi su scala mondiale.




Nel 2014 non ci aspettiamo che l'inflazione aumenti bruscamente. I gap tra i valori attuali del PIL e della disoccupazione e quelli di lungo periodo sono ancora ampi, mettendo pressioni al ribasso sull'inflazione. Né ci aspettiamo inflazione negativa nel 2014, anche se questo non può essere evitato per alcune economie periferiche. La politica espansiva delle banche centrali di tutto il mondo ha come obiettivo quello di mantenere il costo del servizio del debito basso e incoraggiare gli investimenti e i consumi. Combinati, questi fattori forniscono la spinta inflazionistica necessaria in un mondo deflazionistico. Se necessario, la BCE applicherà metodi meno convenzionali.




A lungo termine ci aspettiamo un'accelerazione della crescita economica nella zona euro, come nel resto del mondo. La crescita economica in Nord Europa sta lentamente guadagnando slancio e vi è una crescente evidenza che l'Europa meridionale può sfuggire alla trappola del debito. Si incominciano a vedere i primi risultati delle riforme strutturali in Europa meridionale e ci aspettiamo sviluppi positivi in futuro. Il minore grado di lassismo spingerà i prezzi al rialzo. Tuttavia, i cambiamenti prodotti dagli aumenti del tasso di dipendenza agiscono come forza deflazionistica nel lungo periodo. Inoltre, il processo di adeguamento per quanto riguarda la riduzione della leva finanziaria globale e gli squilibri globali tra paesi creditori e debitori è in miglioramento, ma non troppo.




Su scala globale, i rischi "tail" sono ancora più ampi di quelli del periodo pre-crisi. Ma il terreno sotto i nostri piedi sta diventando sempre più stabile. Ciò non vuol dire che questa incertezza non abbia alcun impatto. Negli ultimi anni il prezzo che abbiamo pagato per questa incertezza è stato una minore crescita economica. Specialmente nell'Eurozona, questo scenario permarrà anche nei prossimi anni.

La nostra conclusione è che nel recente dibattito sulla futura inflazione, i timori di deflazione a lungo termine siano esagerati. Anche se l'inflazione può rimanere bassa e, in alcuni paesi, persino scendere sotto lo zero per un certo periodo, non ci aspettiamo che questo si trasformi in un periodo di deflazione prolungato.
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