I timori di uno stop iraniano riaccendono il caro-greggio

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L’Iran alza la voce e il prezzo del barile torna a correre. E’ bastato che l’ayattolah Ali Khamenei, leader supremo iraniano, dichiarasse che una mossa sbagliata degli Stati Uniti trasformerebbe il greggio in un’arma politica, per dare il via al rincaro del barile. Perché se l’Iran chiudesse i rubinetti verrebbe a mancare il 20% del petrolio immesso sui mercati globali. E sarà pure “teorica” la minaccia iraniana, come si sono affrettati a spiegare gli Stati Uniti, ma tanto è bastato per svegliare i mercati e la speculazione. Tant’è che ieri in Asia le quotazioni sono andate su e a New York il Wti ha aperto a circa 73,25 dollari a barile. Le speranze di una soluzione alla crisi iraniana sono nelle mani di Javier Solana, l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, che domani illustrerà agli iraniani l’offerta della Ue per ottenere la sospensione del processo di arricchimento dell’uranio.