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I timori di nuove svalutazioni tengono in pugno i finanziari

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Le obbligazioni strutturate composte da diverse tipologie di debito tra i quali i mutui subprime da cui si è originata la crisi che sta spazzando i mercati finanziari e del credito sono di nuovo nell’occhio del ciclone. American International Group, il più grande gruppo assicurativo nel mondo in termini di volumi ha annunciato ieri che i suoi revisori dei conti hanno trovato “rilevanti elementi di debolezza” nella valutazione del portafoglio dei credit default swap del gruppo e che quindi potrebbe essere costretta ad assorbire perdite molto più ingenti del previsto, forse 5 o più miliardi di dollari. I timori legati alla situazione contabile delle banche si stanno così spostando verso il settore delle assicurazioni.


Mentre è ancora buio pesto sul peso degli strumenti derivati in portafoglio ai maggiori gruppi finanziari del mondo, in tarda mattinata nelle sale operative ha iniziato a circolare la voce di una nuova maxi svalutazione in arrivo da parte di Ing. Secondo quanto appreso da questa testata l’importo potrebbe aggirarsi intorno ai 7-8 miliardi di euro. “Se la notizia sarà confermata la cifra sarebbe tre volte tanto quella ufficializzata dall’istituto olandese solo qualche settimana fa”, commenta a Finanza.com Roberto Lottici di Ifigest. Nel novembre scorso ING aveva comunicato di avere asset esposti sul subprime, il credito immobiliare statunitense ad alto rischio, per circa 3,1 miliardi di euro alla fine del terzo trimestre.

Ing non è purtroppo un caso isolato. “Finché non ci sarà un ritorno alla chiarezza il settore finanziario e assicurativo pur quotando a valutazioni estremamente interessanti sono da evitare”, suggerisce il money manager che non è stupito delle continue notizie che stanno emergendo. “C’è stato chiaramente un effetto contagio: dal mercato immobiliare la crisi si è trasferita a quello del credito, creando tensione sui tassi interbancari, e adesso il travaso arriverà a colpire il comparto delle società delle carte di credito e il settore delle assicurazioni”, prevede Lottici.


“L’errore che stiamo pagando tutti è delle banche in primo luogo che sono state flessibili in tempi non sospetti a promuovere prodotti finanziari non chiari – sostiene Lottici senza troppi giri di parole -. Se gli istituti e le assicurazioni avessero invece assunto quell’approccio negativo che di solito le caratterizza forse non ci ritroveremmo in questa situazione: la naturale prudenza delle banche è venuta meno e adesso ha assunto i contorni della latitanza che ha spaventato tutti i listini. E’ molto difficile intravedere una soluzione”.


E in effetti i dati in circolazione al di là dei singoli casi specifici non sono confortanti. La società Dealogic ha calcolato che ci sono 74 miliardi di prestiti che aspettano la syndacation ossia sono stati già concordati ma deve perfezionarsi il consorzio di banche che li erogherà materialmente. Per avere avere un quadro più chiaro della situazione italiana l’appuntamento è fissato per giovedì: il governatore della Banca d’Italia Draghi farà il punto con le banche per verificare i riflessi della crisi.


Micaela Osella

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