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Tim: mercato fiuta sorprese positive da terzo trimestre, Iliad non fa più paura

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I conti del terzo trimestre 2018 che Tim si appresta ad approvare potrebbero sgombrare il campo da alcuni dei timori che in questi mesi hanno azzoppato il titolo.

Titolo scatta e recupera quota 0,55 euro

Da maggio a ottobre il titolo era arrivato a vedere quasi dimezzato il proprio valore (-47% circa da maggio ai minimi del 26 ottobre). Nelle ultime settimane il titolo è ripartito segnando un +13% circa con ritorno oggi sopra quota 0,55 euro (balzo giornaliero del 3%). Oggi una sponda al rally arriva anche dalle indiscrezioni stampa circa un possibile accordo con la concorrente Open Fiber. Lo stesso ad Genish in passato ha più volte sottolineato la disponibilità a discutere un’integrazione con Open Fiber. Di contro Enel, azionista di riferimento di Open Fiber insieme alla Cassa Depositi e Prestiti, è disponibile a un accordo commerciale ma non a un’integrazione.

I timori circa i numeri non soddisfacenti sul fronte domestico potrebbero essere dissipati dai conti in approvazione oggi. Il terzo trimestre sarà il primo che ingloberà per intero l’effetto Iliad, operatore mobile francese sbarcato in Italia dallo scorso giugno e che ha attirato subito un forte successo con offerte molto aggressive a livello di prezzi. Concorrenza che rischia di intaccare la redditività degli altri operatori del mercato mobile in Italia. I numeri potrebbero però evidenziare una migrazione di clienti Tim verso Iliad decisamente limitata. Inoltre la battaglia sui prezzi tanto tenuta si è parzialmente placata con la stessa Iliad che ha rivisto al rialzo le tariffe optando per pacchetti con più Giga a un prezzo più sostenuto.

 

Stime per conti terzo trimestre

Stando alle stime di consensus pubblicate sul sito di Telecom Italia, nel terzo trimestre i ricavi del gruppo sono visti in calo del 4,2% a 4,698 miliardi di euro. L’ebitda è invece atteso in flebile rialzo a 2,1 miliardi (+0,1%) con un rialzo del 2,9% a 1,743 mld sul mercato domestico. L’ebitda margin è atteso al 44,7% dal 42,5% del trimestre precedente e il 42,8% del terzo trimestre 2017. Infine il debito netto adjusted è atteso a 25,179 miliardi, in calo di poi più di un miliardo rispetto a 12 mesi prima.

Ieri indicazioni confortanti sono arrivate dal Brasile con la controllata Tim Participacoes che come di consueto ha approvato i conti con un giorno di anticipo rispetto alla capogruppo. Sorpresa positiva soprattutto dall’ebitda, salito del 9,8% a 1,66 miliardi di real brasiliani, oltre le previsioni del consenso a 1,63 miliardi di euro. I ricavi invece sono cresciuti del 4,4% anno su anno a 4,26 miliardi di real brasiliani (circa 990 milioni di euro), sostanzialmente in linea con la stima del consenso.

 

Le altre sfide per Genish & co.

Ieri alcune indiscrezioni stampa avevano parlato del rischio che il cda odierno, di fronte a conti deboli, potrebbe prendere in considerazione una svalutazione delle attività. Secondo quanto riporta oggi La Repubblica, Tim aveva incaricato Enrico Laghi di fare un’analisi sull’impairment del gruppo. La decisione di svalutare potrebbe essere rinviata al 2019 dopo l’approvazione dei dati di bilancio 2018 ma lo scenario di mercato e le prospettive future non lasciano molto spazio di manovra. Le nuove tecnologie fanno perdere valore alle vecchie reti mobili, ma soprattutto a quella fissa. Inoltre, il gruppo guidato da Amos Genish si trova a fronteggiare l’aumento dello spread e le dinamiche dei tassi che rendono più caro il costo del capitale e del debito.

Rischio svalutazioni che rende ancora più caldo il dossier cessioni dando mandato a Rothschild per la vendita di Sparkle, mentre si continua a trattare la vendita dei multiplex di Persidera a I Squared. Secondo le stime di Mediobanca Securities la somma delle cessioni di Sparkle, Persidera e di Inwit porterebbe a Tim a un potenziale incasso complessivo di 3,5 miliardi di euro.

Altro tema caldo è l’assemblea per la nomina dei revisori. Scelta rinviata nell’ultima assemblea per l’astensione al voto di Vivendi. Probabile una convocazione a inizio 2019. Nelle scorse settimane si era parlato di un possibile affondo di Vivendi (azionista numero uno con quasi il 24% del capitale) per aumentare il numero dei consiglieri di 4 unità, ma gli stessi francesi, per bocca del ceo Arnaud de Puyfontaine, hanno smentito l’ipotesi di un’imminente assemblea per nomina dei revisori e l’integrazione del board con 4 consiglieri in più.