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The Obama Job: da Lehman Brothers in poi, la rincorsa alla piena occupazione

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Il 10 gennaio Barack Obama pronuncerà il suo discorso di saluto. Il 20 gennaio Donald Trump si siederà sulla poltrona per otto anni occupata dal suo predecessore. Un passaggio epocale, due persone molto diverse tra loro, agli antipodi non solo politicamente.

Barack Obama lascia gli Stati Uniti in buona salute, dopo averli raccolti, otto anni fa, in condizioni drammatiche. Il fallimento di Lehman Brothers a metà settembre 2008, il taglio dei tassi di interesse ripetuto da parte della Banca centrale, guidata da Ben Bernanke, la recessione e una disoccupazione che durante il primo anno di mandato è quasi raddoppiata.

Gli ultimi dati, quelli resi noti oggi, confermano la solidità del mercato del lavoro americano. Il tasso di disoccupazione è al 4,7%, sotto i livelli di inizio mandato. La crescita salariale migliora ma deve ancora guadagnare terreno e l’impoverimento dei lavoratori americani ha inciso tanto sul risultato elettorale di novembre. I non-farm payrolls continuano ad avere un buon ritmo: 175mila nuove buste paga create a dicembre e revisione al rialzo, a 204mila per il dato di novembre.

Nel grafico che segue l’andamento, durante gli otto anni di presidenza Obama, del tasso di disoccupazione (linea bianca), dei salari orari su base annua (linea gialla), dei tassi di interesse Fed (linea viola) e del Pil lordo trimestrale tendenziale (istogramma).

La presidenza Obama vista con l’andamento di quattro indicatori: tasso di disoccupazione, salari, Pil e tassi di interesse. La linea verticale rossa indica la data del fallimento di Lehman Brothers.