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Tensioni sui BTP ridestano gli short sul Ftse Mib, bancari e utility le più esposte

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Si avvia alla chiusura un’altra seduta difficile per il Ftse Mib, caratterizzata anche da pesanti stacchi cedola di alcune tra le più generose società del listino, quale Intesa Sanpaolo. La seduta di oggi dopo un avvio negativo, ha tentato il recupero per poi tornare nuovamente in rosso nel pomeriggio. Domina il nervosismo, in attesa di conoscere il nome del Presidente del Consiglio designato da Lega e Movimento 5 stelle.

 

Come abbiamo detto infatti la scorsa settimana è stata molto negativa per il listino italiano con l’indice che ha perso quasi il 3%, in totale disallineamento dagli indici internazionali. In Europa infatti la settimana è stata sostanzialmente positiva con il CAC 40 che ha fatto da padrona. In Usa gli indici hanno chiuso solo in frazionale ribasso. A pesare sull’indice soprattutto i titoli del comparto bancario e in generale quelle con indebitamento finanziario netto piuttosto importanti quali utility e Tlc. In ambo i casi il fil rouge è stato l’incremento dei rendimenti del decennale italiano.

 

Un grafico con i rendimenti dei decennali Ita, potrà più facilmente mostrare quanto accaduto. I rendimenti infatti sono tornati nell’arco di poche sedute sui massimi al 2,3%. Da sottolineare infatti che l’indice ha cominciato lo storno proprio l’8 maggio, quando i rendimenti hanno rotto la fase di trading range al di sotto di 1,8%, chiudendo così la fase di bottom. Lo yield è poi partito al rialzo infrangendo la trend line ribassista descritta dai massimi di luglio 2017 e febbraio 2018 per tornare come abbiamo detto in prossimità dei massimi. Questo è il livello che potrà fare la differenza nel breve. L’eventuale rottura della resistenza compresa tra 235,8 punti e 240 punti potrebbe aggravare la situazione dell’azionario italiano.

Piuttosto negativo il segnale dato dal Ftse Italia ALL Share Banks che la scorsa settimana (vedi grafico time frame Weekly), ha dato un segnale ribassista che non sembra promettere nulla di buono. L’indice infatti, dopo aver ritestato i massimi a 12.656 punti a maggio e la media mobile 200 periodi, ha rotto la trend line rialzista di lungo corso, descritta dai minimi del luglio e dicembre 2016, recentemente confermata a fine marzo 2018. E del resto titoli big cap come Unicredit, UBI, Banco BPM e BPER hanno perso oltre il 7%. Le banche, piene di titoli di Stato italiani, hanno sofferto la situazione politica dovuto all’accordo di Governo tra due forze guardate con diffidenza dai mercati. Ciò si è riflesso infatti in un forte apprezzamento dei rendimenti e calo dei prezzi dei bond. Il tutto ovviamente a discapito delle attività di trading delle banche.

Anche le utility e più in generale i titoli che presentano un indebitamento finanziario piuttosto importante come Telecom, hanno sofferto l’impennata dei rendimenti legata al rischio Paese. Il Ftse Italia All Share Utility nelle ultime due ottave ha perso oltre 8 punti percentuali. Il quadro tecnico dell’indice è in peggioramento, ma ancora non ha violato livelli di supporto dinamico o statico di particolare importanza sul grafico weekly. Primo livello importante di supporto a 25.833 punti, la cui rottura aprirebbe verso la trend line rialzista di lungo e i 24.440 punti.

Hanno tenuto bene invece i titoli legati al comparto petrolifero come Eni, Tenaris e soprattutto Saipem che ha segnato un balzo la scorsa settimana del 12%. Anche i titoli più legati al cambio euro dollaro quali quelli dell’automotive e del lusso, in particolare Moncler e Ferragamo hanno tenuto bene.