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Tensioni geopolitiche spingono lo yen, settimana a due velocità per aussie e kiwi

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Sale la tensione sui mercati finanziari in vista del referendum di domenica. Dopodomani i cittadini della Crimea si esprimeranno sull’annessione alla Russia e il G-7 ha già fatto sapere che non ne riconoscerà i risultati. L’escalation della tensione nel corso della settimana ha favorito le valute rifugio e in particolare lo yen, già ben impostato in scia della decisione della Bank of Japan di confermare l’attuale politica monetaria.

In calo dell’1,85% nelle ultime cinque sedute, il cambio tra il biglietto verde e la divisa del Sol Levante passa di mano a 101,37 yen, mezzo punto percentuale in meno rispetto al dato precedente, mentre l’incrocio con la moneta unica, in rosso nell’ottava dell’1,6%, scambia sostanzialmente stabile a 140,97. La fuga dagli asset maggiormente legati alla propensione al rischio ha favorito anche il franco svizzero, salito in cinque sedute dello 0,65%.

Denaro anche sull’eurodollaro che nell’ottava ha guadagnato un quarto di punto percentuale e aggiornato i massimi da due anni e mezzo a 1,3966 visto che i miglioramenti registrati dall’economia del vecchio continente riducono drasticamente le possibilità di nuove misure espansive da parte dell’istituto guidato da Mario Draghi.

Lieve segno meno per il dollaro australiano (aussie, -0,35%) che, penalizzato dalle notizie negative in arrivo da Pechino, ha ridotto le perdite grazie ai miglioramenti evidenziati dal mercato del lavoro (a gennaio il saldo delle buste paga è salito di 47,3 mila unità, oltre il triplo rispetto alle stime). Performance positiva invece per il “cugino” neozelandese (kiwi, +1%) che ha capitalizzato la decisione della Reseve bank of New Zealand di incrementare il costo del denaro di 25 punti base al 2,75%.

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