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Tensione Usa-Turchia e sospensione visti. Crash lira

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Alta tensione tra gli Usa e la Turchia sul rilascio dei visti, con riflessi immediati sul cambio dollaro-lira-turca.  La valuta ha sofferto un brusco tonfo, cedendo il 4% e riportando il calo più forte dal tentativo fallito di golpe dell’estate del 2016.

Le tensioni tra i due paesi sono salite negli ultimi giorni, quando la polizia turca ha arrestato mercoledì scorso un dipendente locale dell’ambasciata americana a Istanbul, accusandolo di aver tentato di rovesciare il governo, e di spionaggio.

In particolare, il dipendente è stato accusato di avere legami con Fethullah Gülen, predicatore che il governo di Erdogan ha esiliato negli Usa e che è stato accusato di aver orchestrato il tentativo di golpe del luglio dello scorso anno.

La ritorsione Usa non si fatta aspettare: nel pomeriggio di domenica, l’ambasciata degli Stati Uniti in Turchia ha annunciato, con “effetti immediati”, di aver “sospeso tutti i servizi per il rilascio dei visti in tutti i siti diplomatici americani, tranne per gli immigrati”.

L’annuncio, avvenuto con un tweet, è stato prontamente seguito dalla nota dell’ambasciata della Turchia a Washington, che ha anch’essa sospeso il rilascio dei visti, tranne che per gli immigrati.

Il dollaro è salito fino a 3,7694 lire nelle contrattazioni asiatiche di lunedì, rispetto ai 3,616 di venerdì, con la lira turca che ha sofferto un crollo superiore a -4%. Il livello a cui è precipitata si aggira attorno ai 3,9407 per dollaro testato a gennaio, minimo record.

Così ha commentato il caso alla Cnbc Rodrigo Catril, strategist del mercato valutario presso National Australia Bank:

“La sospensione nel rilascio nei visti ha scatenato le preoccupazioni sulla stabilità della lira. La Turchia è caratterizzata da un enorme deficit delle partite correnti e dunque ha un bisogno enorme di finanziamenti”.

Secondo i dati di Macquarie, al momento il deficit delle partite correnti della Turchia ammonta a $4,75 miliardi al mese – nell’ultimo trimestre -, al record dal 2013. L’inflazione del paese è balzata inoltre dell’11% a settembre, altro elemento a sfavore della lira turca.

Sempre Macquarie, in una nota diffusa oggi, ha scritto che la banca centrale del paese potrebbe decidere di alzare i tassi di interesse, sia per contenere l’inflazione che per sostenere la lira turca; tuttavia, gli esperti hanno fatto notare che una tale mossa andrebbe a frenare la crescita del Pil, rimasta relativamente debole rispetto ai livelli precedenti il golpe del 2016.