Tensione sui BTP, è boom scommesse rialzo tassi Bce. T. Rowe Price presenta outlook bond e la migliore puntata short

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E’ durato poco l’entusiasmo dei mercati per la sconfitta dei populisti di Geert Wilders alle elezioni olandesi. Il sentiment, sul mercato dei debiti sovrani dell’Eurozona, è tornato negativo già nel pomeriggio di ieri, e oggi lo spread Italia-Germania torna a oscillare attorno alla soglia pericolosa di 190 punti base, con i tassi sui BTP decennali che salgono fino al 2,43%, ai nuovi record degli ultimi due anni, ovvero dal luglio del 2015.

I motivi sono diversi, ma a innescare la tensione odierna sono state indubbiamente le parole proferite da Ewald Nowotny, membro del Consiglio direttivo della Bce che, in un’intervista rilasciata a Handelsblatt, ha affermato che il tasso sui depositi (che le banche parcheggiano presso la Bce) potrebbe essere alzato prima dei tassi di rifinanziamento.

Secondo il banchiere centrale austriaco, insomma, non è detto che i tassi di interesse debbano essere alzati tutti in modo simultaneo. 

Ciò che la Bce si è affannata a negare – i rumor circolati negli ultimi giorni sul rischio dell’avvio di un tapering in Eurozona, anche prima della fine del piano di Quantitative easing – Nowotny ha praticamente confermato.

Immediato il sell off sui titoli del debito pubblico dei paesi considerati più vulnerabili, in particolare quelli cosiddetti periferici, inclusa l’Italia.

D’altronde, come riporta Reuters, sono aumentate proprio oggi sulla scia del discorso di Nowotny le aspettative sulla decisione della Bce di staccare la spina del QE e di alzare i tassi. I mercati monetari scommettono ora con una probabilità di circa l’80% sull’adozione di una stretta a dicembre, rispetto al 60% della scorsa settimana.

Così Peter Chatwell, responsabile della divisione dei tassi europei presso la banca giapponese Mizuho. “Il mercato ha continuato a guardare alla ‘forward guidance’ (della Bce) per molto tempo. Ora, sentire una versione diversa significa che inevitabilmente ci saranno cambiamenti sui mercati”.

La tensione è alta e non risparmia neanche i titoli sovrani considerati tra i più sicuri in Eurozona: quelli tedeschi: tanto che i tassi sui Bund a 2 e a 5 anni balzano al valore più alto in cinque settimane, oscillando rispettivamente attorno a -0,69% e -0,36%. In  media, come segnala Reuters, i rendimenti decennali dei titoli dell’Eurozona sono in rialzo di 3-7 punti base.

Oltre ai trader, anche gli analisti iniziano a credere alla possibilità che i tassi dell’area euro possano essere alzati prima della fine del bazooka monetario del QE.

“E’ possibile che la Bce alzi il tasso sui depositi (che è stato portato a negativo fino a -0,40%), prima della fine del QE”, spiega a Reuters Lorenzo Codogno, responsabile economista presso LC Macro Advisors:  L’effetto sarebbe notevole e, fattore più importante, smorzerebbe alcune pressioni (a cui Draghi fa fronte) per iniziare a ridurre il QE”.

Intanto Kenneth Orchard, gestore del portafoglio di reddito fisso presso T. Rowe Price, presenta l’outlook di alcuni bond sovrani, in vista degli altri eventi politici cruciali in calendario in Europa, nel corso di quest’anno. 

PERICOLO FRANCIA

Sulle elezioni francesi, Orchard presenta lo “scenario probabile”,  che si basa sulla vittoria a suo avviso di Macron, “che vincerà su Marine Le Pen con il 60% dei voti al secondo turno, sulla scia della decisione degli elettori di centro sinistra di sostenerlo. Lo scenario avverso è quello, invece, in cui Le Pen vince. Risultato: “l’instabilità politica francese aumenterà in modo drammatico e le relazioni ostili tra Germania e Francia daranno il via alla disintegrazione dell’Unione europea nel lungo termine”. Nell’attesa, lo strategist prevede un allargamento degli spread francesi con l’avvicinarsi del voto. 

PERICOLO ELEZIONI TEDESCHE

Nel caso delle elezioni tedesche, il risultato considerato probabile è quello della riconferma della “grande coalizione” tra il partito dei cristiano-democratici di Angela Merkel e quello dei socialdemocratici e dunque della riconferma anche di Angela Merkel alla carica di cancelliere.

Tuttavia, i cristiano-democratici secondo l’esperto di T. Rowe perderebbero voti rispetto al 2013, e Alternative for Germany (AFD) sarebbe il primo partito nazionalista a entrare in Parlamento, dal 1945. Lo scenario avverso è invece quello in cui l’AFD fa meglio delle attese, aggiudicandosi il 25% dei voti; il CDU (dei cristiano democratici) fa peggio del previsto e ha problemi a formare una coalizione con i socialdemocratici dell’SPD. Risultato: crisi politica interna ed Europa che rimane orfana della forte leadership della Germania.

In questo caso a perdere non sarebbero tuttavia i Bund tedeschi, considerati un importante asset rifugio. Tutt’altro: i Bund continuerebbero a essere sostenuti dai buy, mentre a soffrire sarebbero i titoli di stato periferici. 

Altri eventi politici traumatici che Orchard segnala per quest’anno sono ale trattative tra la Grecia e i suoi creditori – dunque il rischio della Grexit – e il referendum per l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna, che si dovrebbe tenere tra i mesi di luglio e settembre.

PERICOLO SPAGNA

In quest’ultimo caso, il risultato probabile è quello di una vittoria del “SI” (all’indipendenza) ma con un lieve margine rispetto al fronte del NO e con un’affluenza bassa, inferiore al 40%. Il governo spagnolo dovrebbe nonostante ciò riconoscere un nuovo status alla Catalogna. Lo scenario avverso è quello di una schiacciante vittoria del SI (pari o superiore al 55%) e di un’elevata affluenza alle urne, superiore al 50%. In questo caso, Madrid potrebbe decidere di non riconoscere la validità del referendum e anche di non trattare con le autorità della Catalogna. Risultato: escalation del conflitto politico interno, che potrebbe portare al congelamento dei trasferimenti fiscali tra la Catalogna e la Spagna per un periodo di tempo.

Sulla base di entrambi gli scenari, Orchard ritiene che, considerate anche le elevate valutazioni, la Spagna sia il miglior paese in cui shortare il debito della periferia dell’Eurozona. I bond spagnoli, spiega, “viaggiano a un valore inferiore rispetto a quelli italiani, ma a nostro avviso il mercato sta sottovalutando il rischio politico della Spagna”. In questo caso, “crediamo che lo spread tra Italia e Spagna potrebbe ridursi nel breve termine”. 

PERICOLO GRECIA

C’è poi il nodo Grecia. Lo scenario di base di T.Rowe Price è che le trattative con la troika vadano a buon fine e che il paese riceva altri fondi per un valore di 6 miliardi di euro: la somma permetterebbe alla Grecia di ripagare i bond che scadono il 17 e il 20 luglio, evitando il ripetersi della situazione di stress del 2015.

Peggior scenario: nessun accordo tra il governo greco e i suoi creditori sulle riforme da avviare nel mercato del lavoro e sui target fiscali stabiliti per il 2018 e il 2019. Le negoziazioni si fermano fino alla fine di giugno, in attesa del risultato delle elezioni francesi. Il governo fa fronte a pressioni sulla liquidità. Le forti preoccupazioni sulla capacità della Grecia di rimborsare i bond e di rimanere in Eurozona provocano un’alta volatilità in altri mercati periferici.

E senza una soluzione entro gli inizi di luglio, “si potrebbe ripetere quella volatilità dei mercati periferici che si verificò nell’estate del 2015″.