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Telecom Italia: sinergie da fusione con 3 Italia. Con Cdp per accelerare lo sviluppo della rete

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Il rendimento complessivo del titolo Telecom negli ultimi anni è stato negativo. Così il presidente del colosso tlc, Franco Bernabè, ha inaugurato a Rozzano l’assemblea degli azionisti chiamata all’approvazione del bilancio 2012. Per il numero uno di Telecom, la società è stata penalizzata più di altri a causa dell’elevata percezione del rischio associata all’esposizione del gruppo sul mercato italiano. Alla riunione è presente il 44,4% del capitale con Telco che detiene il 22,38% e Findim il 4,98%.

Bernabè si concentra poi sul tema caldo dell’assise: la possibile integrazione tra Telecom Italia e 3 Italia se realizzata a valori che rappresentino in modo corretto l’effettivo apporto delle due società presenta delle sinergie industriali. Le sinergie, ha spiegato il top manager, comportano delle riduzione di costo in termini di strutture commerciali e di sviluppo delle reti Lte, a cui si aggiungono i benefici di bacini di clientela complementari. Bernabè ha poi sottolineato che per uscire dalla crisi, che ha colpito sia il settore tlc e sia più in generale il clima economico, occorrono delle discontinuità e i due progetti sulla rete fissa e mobile, ossia la separazione della rete di accesso e l’ipotesi di fusione con 3 Italia, rappresentano importanti opportunità che potrebbero migliorare le prospettive dei due settori.

Invece, ha proseguito il presidente, un eventuale accordo con Cassa Depositi e Prestiti in merito allo scorporo della rete comporterebbe il vantaggio di risorse apportate da Cdp che consentirebbero una significativa accelerazione dei piani di sviluppo delle reti di nuova generazione previsti nel piano industriale. Il numero uno della società ha ricordato come il Cda dell’11 aprile abbia dato mandato di definire il percorso operativo di fattibilità del progetto di separazione della rete, passaggio, ha sottolineato Bernabè, assolutamente indispensabile per proseguire la trattativa in corso in merito a una possibile partnership con Cdp. Bernabè ha poi definito la richiesta di modifica della governance presentata da Findim di Marco Fossati, secondo azionista di Telecom Italia, meritevole di attenzione e ha dichiarato di aver chiesto agli uffici una valutazione sulla fattibilità di una modifica statutaria.

Sarebbero state minori, a detta di Bernabè, le preoccupazioni e le difficoltà durante la crisi se il gruppo non avesse dovuto affrontare anche una situazione di debolezza patrimoniale e finanziaria determinata da operazioni compiute negli anni precedenti. Operazioni finalizzate a preservare la catena di controllo della società, senza un impegno finanziario coerente con le dimensioni del gruppo. Il manager fa riferimento alle operazioni societarie compiute tra il 1999 e il 2007, in particolare la fusione Telecom-Olivetti e l’acquisto delle minoranze di Tim che hanno comportato esborsi netti per oltre 36 miliardi di euro, cui va aggiunta la distribuzione di dividendi per un ammontare complessivo di 20 miliardi di euro.