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Telecom Italia fa flash crash, poi sospesa per eccesso rialzo. Scorporo rete, quasi pronta lettera Agcom a Calenda

QUOTAZIONI Telecom Italia

Focus sulla nota diramata dalla società, che fa riferimento a un possibile impatto negativo sui propri piani di banda larga dal “cambiamento del contesto di mercato, con l’avvio di procedimenti …

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Telecom ostaggio di forti oscillazioni sul Ftse Mib di Piazza Affari, dopo la pubblicazione dei risultati di bilancio. Stamattina il titolo è arrivato a bruciare, per pochi secondi, fino a -4,76%, per poi recuperare terreno e riportare una performance superiore all’1%. L’azione è stata nuovamente sospesa per eccesso di rialzo, poi è rientrata di nuovo nelle negoziazioni, ha perso ancora ed è entrata in asta di volatilità.

Occhio alle dichiarazioni del presidente dell’Agcom Angelo Cardani, che ha reso noto che la risposta dell’Authority al ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda sull’ipotesi di scorporo della rete di Tim è quasi pronta.

“Forse la lettera è pronta già oggi. Lunedì sono a Bruxelles, quindi potremmo inviarla martedì”. Cardani, interpellato a margine di un convegno alla Rai, ha reso noto che la missiva deve essere inviata entro il 20 e al momento è in corso di elaborazione. Aggiungendo che, “quello che Calenda ci ha chiesto, è una lista di informazioni: alcune sono nella memoria del computer e si tirano fuori in in attimo, altre vanno elaborate”.

Da segnalare che lo scorso 20 ottobre il ministro Calenda, si era detto favorevole allo scorporo della rete.

“Io farei lo scorporo della rete e la quotazione in Borsa, non necessariamente con l’intervento della Cdp“.

Così aveva affermato il ministro, nel comunicare di aver inviato all’Agcom “una lettera in cui si chiede di valutare se il modo in cui il gruppo Tim è costruito ha senso per la sicurezza nazionale, o se invece un modello più neutrale che separi la rete da chi gestisce i servizi sia più funzionale, come è stato fatto in Gran Bretagna”.

Focus anche sulla nota diramata dalla società, che fa riferimento a un possibile impatto negativo sui piani di banda larga dal “cambiamento del contesto di mercato, con l’avvio di procedimenti da parte della Autorità Antitrust sui progetti per lo sviluppo delle reti a banda ultra larga e in fibra ottica“.

Telecom si è riferita ai procedimenti che sono in corso, aperti dall’Authority sugli investimenti nelle aree bianche e sulla joint venture Flash Fiber tra Telecom e Fastweb nella fibra.

Nella nota è stata citata come fattore di discontinuità anche la “revisione delle strategie di business della componente contenuti”.

In definitiva, “tali elementi di rischio potrebbero avere un impatto, a titolo esemplificativo, sui piani di sviluppo dell’ultra broadband e sul modello di evoluzione sul mercato multimediale“.

Tim ha confermato comunque l’outlook sull’andamento organico del business per l’intero anno 2017 e per l’arco di Piano 2017-19.

La guidance è su una crescita organica dell’ebitda, “low single digit” e una generazione di cassa necessaria a ridurre il rapporto tra indebitamento finanziario netto rettificato e ebitda reported che nel 2018 è stimato inferiore a 2,7 volte.

Nella nota relativa ai conti dei nove mesi si legge che “la trasformazione e semplificazione organizzativa e processiva – combinate con gli sviluppi commerciali e l’attesa crescita del fatturato – anche alla luce dell’andamento atteso del mercato domestico, degli impatti derivanti dal nuovo modello di tariffe sul roaming così come di alcune dinamiche di business non ripetibili relative alla seconda metà del 2016, che comportano una non perfetta omogeneità di confronto con la seconda parte dell’anno 2017, consentono al managementdi confermare in termini organici le guidance già prospettate per l’intero anno 2017 e per l’arco di Piano”.

Tim ha assistito nei primi nove mesi dell’anno a una crescita dei ricavi a 14,67 miliardi di euro, in rialzo del 5,3% su base annua. L’Ebitda è migliorato del 6,7% a 6,21 miliardi ma l’utile netto si è attestato in calo a 1,03 miliardi, contro 1,49 miliardi dello stesso periodo del 2016, scontando l’impatto di oneri non ricorrenti per 233 milioni.