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Telecom Italia: Bernabè, non sapevo del riassetto. Aumento allontana rischio downgrade

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Il caso Telecom Italia finisce nell’agone della politica che, come spesso accade, si accorge troppo tardi di quello che avviene sul mercato. L’indignazione della politica è scoppiata ieri dopo l’accordo tra Telefonica e i soci italiani di Telco (Intesa, Generali e Mediobanca), che permetterà al gruppo di Cesar Alierta di aumentare il suo peso all’interno della holding che controlla Telecom Italia. I vertici dell’ex monopolista, come dichiarato dal presidente Franco Bernabè in un’audizione al Senato, hanno saputo del riassetto nella finanziaria dai comunicati stampa.

Riassetto che porterà Telefonica ad avere il controllo di Telco e quindi a diventare l’azionista di riferimento di Telecom Italia, che resta comunque una società quotata in Borsa con un ampio flottante. La paura che serpeggia nelle ultime settimane riguarda un ulteriore downgrade su Telecom Italia, che porterebbe il debito sotto il livello di “investment grade”. Rischio che, ha dichiarato Bernabè, potrebbe essere scongiurato attraverso un aumento di capitale.

Secondo il top manager un’eventuale ricapitalizzazione ridarebbe solidità finanziaria e potenzierebbe i nuovi investimenti. Inoltre Bernabè vede le giuste condizioni di mercato, come l’elevata liquidità, per riuscire a realizzare un aumento di capitale. Il rischio per Telecom Italia è quello di perdere la parte che negli ultimi anni ha garantito la tenuta dei margini, ovvero le attività in Brasile e Argentina.

Bernabè ha infatti affermato che l’eventuale cessione di queste attività causerebbe un ridimensionamento di Telecom Italia. Se questo dovesse verificarsi, ha spiegato Bernabè, l’ex monopolista delle telecomunicazioni perderebbe il suo profilo internazionale e diventerebbe un operatore di dimensione esclusivamente nazionale.

Lo scontro politico è invece concentrato sulla rete, il vero asset strategico che fa capo a Telecom Italia. Durante l’audizione, Bernabè ha fatto sapere che la società ribadisce l’impegno a portare avanti il confronto con l’authority e la Cassa Depositi e Prestiti, anche se l’esito dell’operazione non è per nulla scontato e richiede tempi lunghi.