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Telecom, Bernabè rimuove le incertezze sul debito ma non le voci

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Telecom ha difficoltà a mantenere sotto controllo il debito, Telecom potrebbe fondersi con Mediaset, Telecom sarebbe interessata a Tiscali. Sono sempre di più le voci, queste sì fuori controllo, che circondano la nuova gestione Telecom di Galateri e Bernabè.


 

Sul primo fronte, quello del debito, aperto venerdì scorso dalle dichiarazioni di alcuni sindacalisti secondo cui da un incontro con i vertici aziendali sarebbe emersa la necessità di una ricapitalizzazione e di un taglio della cedola, ieri è intervenuto direttamente l’amministratore delegato Franco Bernabè, chiarendo che Telecom è “totalmente tranquilla sul debito” e non sta pensando a piani di ricapitalizzazione. Di più, Bernabè ha aggiunto che “alla Telecom è stato fatto un eccellente lavoro di consolidamento che ci rende sereni anche nelle difficili condizioni che hanno caratterizzato i mercati”.


 


L’ipotesi di un’eventuale fusione tra Telecom Italia e Mediaset è invece stata rilanciata dal sito internet Dagospia ed è stata prontamente esclusa dall’a.d. del gruppo di Cologno Monzese che, intercettato dall’agenzia Reuters a margine della presentazione della serie televisiva Life, l’ha definita “una bischerata”.


 


La terza voce, quella di un interesse per Tiscali, ha invece preso le mosse dopo l’ennesima giornata sotto i riflettori per i titoli della società sarda, che ieri ha messo a segno un rialzo di poco superiore ai 10 punti percentuali, portando il rialzo del mese di febbraio a poco meno del 40%. Anche i volumi pesanti scambiati sul titolo (ieri i pezzi trattati hanno rappresentato il 9,3% del capitale) fanno pensare a mani forti in azione sul titolo. Così al fianco di Vodafone, per la quale già due settimane fa si era parlato di una possibile Opa su Tiscali a 2 euro per azione, British Telecom, Sky, Swisscom si è aggiunta anche Telecom Italia. Appare però improbabile che l’ex monopolista possa essere interessata a un’acquisizione che rafforzerebbe ulteriormente la sua posizione sul mercato interno, poco allettante dal punto della profittabilità e con il rischio di interventi dell’Antitrust.