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Teheran aumenterà la produzione di oil in maniera graduale. Ma il dollaro forte non sostiene le quotazioni

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Dopo lo sdoganamento dell’Iran e la conseguente discesa del Brent sotto la soglia dei 28 dollari, Mohammad bin Hamad al-Rumhy, Ministro del petrolio dell’Oman ha dichiarato che serve un taglio della produzione di petrolio concertato. “Il nostro Paese – ha detto il ministro – è pronto a tutto per stabilizzare il mercato”, aggiungendo che, “una riduzione dell’output del “5-10% è quello di cui ritengo avremmo bisogno”.  Gli analisti si ora chiedono se questo programma verrà attuato. Di fatto l’annullamento delle sanzioni all’Iran arricchisce il mercato dei produttori di petrolio di un nuovo, temibile concorrente, rimasto in sonno per molti anni, e la logica reazione  è stato il sell off che ha portato Brent e Wti definitivamente al di sotto della soglia psicologica dei 30 dollari.
Teheran colomba
Nonostante le dichiarazioni ufficiali, la fine delle sanzioni all’Iran fanno quindi temere un incremento dell’offerta petrolifera, già in eccesso. Ma è un timore fondato? Gli analisti si dividono. “”Nel medio termine – dice Luciano Molino, Client Trading Services di Saxo Bank Italia – pensiamo che l’aumento della produzione di greggio avverrà solo in maniera graduale, sia per non deprimere ulteriormente il prezzo, ma anche perché è fisiologico avere tempo per ricostruire la base clienti“. Anni di sanzioni e mancati investimenti nel settore, secondo l’analista, significano che ci vorranno mesi per tornare ai livelli precedenti alle sanzioni: per l’Iran non ha avuto senso, fino a oggi, produrre per non poter vendere.
Teheran falco
Per Davide Marone, market analyst di Fxcm Italia, Teheran rappresenta invece un ulteriore elemento che arricchisce lo scenario ribassista del prezzo dell’oro nero. “La rimozione delle sanzioni all’Iran, in maniera molto intuitiva, rilancia sulla scena un attore di importante rilevanza per la produzione di petrolio – spiega Marone – Se prima, per via di grandi limiti all’esportazione, la produzione era rimasta di fatto depressa, ora Teheran può incrementare il proprio output di oltre 500mila barili al giorno“. Proprio in questi giorni l’Agenzia internazionale per l’energia ha delineato un quadro tutt’altro che roseo, attestando il surplus di offerta per il terzo anno consecutivo a un ritmo di 1 milione di barili al giorno. “Nonostante il lieve calo della produzione messa in atto da Iraq e Arabia Saudita e da alcuni paesi non OPEC, è ragionevole ritenere che l’ingresso dell’Iran a pieno titolo andrà ad allargare ulteriormente – almeno nel breve periodo – il gap domanda-offerta, pesando ancora sul prezzo che conserva quindi tutti gli elementi per ulteriori discese”, è il commento di Marone.
L’equazione con il dollaro
Quali saranno quindi le ripercussioni sulle quotazioni petrolifere, che hanno già subito una caduta di oltre il 40% del valore dal meeting OPEC del 4 dicembre?. “Possiamo aspettarci dei consolidamenti – dice Molino – Già la scorsa settimana gli Hedge Funds hanno aumentato le posizioni long del 9,5%. Inoltre non è da sottovalutare anche il peso che la politica può avere su tale vicenda per evitare che i produttori cadano sempre più nell’abisso dell’iperproduzione e della mancata vendita di scorte“. Per gli analisti quindi il fattore dirimente è rappresentato dall’offerta. Sul fronte della domanda, infatti, non ci sono all’orizzonte novità significative e i recenti dati sulla Cina (da cui dipende una fetta importante della domanda globale) ne danno conferma: il Pil su base annua si è attestato e +6,8%, il dato più basso dal 1990, “e con più di un dubbio sulla veridicità dello stesso”, commenta Marone. L’unico elemento che può risollevare le quotazioni del petrolio è il dollaro, che ad ora risulta al contrario estremamente tonico. “Difficile pensare che il prezzo del petrolio possa crescere senza che il dollaro non inizi a deprezzarsi da tali livelli di massimo“, dice Marone. Che conclude: “Se la Fed dovesse dare adito al mercato di ritenere che i rialzi preventivati non potranno essere messi in atto, allora il dollaro potrà perdere momentum rialzista a beneficio anche della quotazione del greggio“.