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Tech: al via la settimana dei conti in Usa. Google, Microsoft e altri big alla prova (analisti)

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La stagione delle trimestrali negli Stati Uniti entra ufficialmente nella sua settimana calda, nel corso dei prossimi cinque giorni ben 185 società dello S&P 1200 Index pubblicheranno i propri risultati per il terzo trimestre. In particolare sarà la volta delle grandi società tecnologiche americane: Alphabet (casa madre di Google), Microsoft e Amazon. Nell’attesa, gli analisti di Saxo Bank mettono sotto la lente di ingrandimento il settore e snocciolano le loro previsioni sui maggiori big tecnologici Usa. Chi farà meglio?
Come sta andando il settore tech a Wall Street
Da inizio anno il Nasdaq, l’indice tecnologico di Wall Street, ha incassato un guadagno risicato: +4% contro quella a doppia cifra (quasi +20) del 2014. I singoli titoli del paniere tecnologico non hanno mostrato un andamento simile tra loro: Yahoo -34%, Google +29%, SanDisk -27% e Microsoft 0%. E anche le società, al di fuori del Nasdaq 100 ma con importanti riflessi di carattere tecnologico, come Ibm ed Emc hanno avuto una performance debole da inizio anno, rispettivamente -7% e -6%. 
A pesare sul comparto, secondo Saxo Bank, sono stati diversi fattori tra cui il continuo posticipo del rialzo dei tassi di interesse, la forza del dollaro che rimane tale contro le principali valute, la crisi asiatica e il potenziale calo della domanda, il crollo dei mercati emergenti con il Brasile in testa e per finire la debolezza economica europea.
L’analisi di Saxo Bank titolo per titolo

Alphabet – Google
Le azioni di Google sono in crescita di quasi il 30% da inizio gennaio, gli investitori hanno  spinto in alto il titolo dopo che la società ha annunciato una “rivoluzione” societaria con la nascita di Alphabet, la holding a capo di tutte le divisioni del gruppo, inclusa Google Inc che ne diventerà una controllata insieme a Calico, Google Ventures, Google X, Fiber, Google Capital e Nest. Questa nuova allocazione dell’attività del colosso di Mountain View permetterà lo sviluppo dei segmenti emergenti del gruppo inoltre ne aumenterà la trasparenza. “La forza di Google – sottolineano da Saxo Bank – si trova inoltre dal supporto offerto dalla pubblicità online che sta continuando a crescere a tassi elevati, e ci aspettiamo che Google potrà aumentare i margini attraverso una maggiore monetizzazione di YouTube oltre che attraverso gli annunci di ricerca mobile. Nota dolente, la crescita della pubblicità sui social network come Facebook che potrebbe deviare gli inserzionisti da Google”.
Il titolo giovedì pubblicherà, alla chiusura del mercato, i propri dati trimestrali. La prima release per la nuova struttura vede gli utili per azione (Eps) in crescita a 7,24 dollari contro i 6,99 dollari di luglio (+14,1%) e il fatturato in crescita del 14,3%. Il titolo ha sovraperformato il mercato e se dovessero essere confermati i dati potremmo vedere l’azione spingersi sui massimi di luglio vicino a quota 710 dollari.
 
Yahoo
I pareri su Yahoo! sono positivi, il consensus sul titolo vede un rialzo delle quotazioni. La maggior parte degli analisti ne raccomandano l’acquisto (25 Buy più 5 outperform e solamente 13 Hold). La previsione a 12 mesi su Yahoo! ha come target price medio 45,5 dollari (+35,9% yahoorispetto al prezzo attuale), con una stima massima a 66 dollari (+97,1%) e una minima a 32 dollari (-4,4%). Queste previsioni non sono però state confermate dall’andamento del titolo sul mercato in quanto il calo da inizio anno è stato molto marcato: l’azione ha perso il 34% (rispetto alla chiusura di venerdì 17 ottobre). Il minimo toccato da Yahoo! è stato di 27,20 dollari, il 28 settembre, livello che non si vedeva da agosto 2013. Inoltre, la società guidata da Marissa Mayer ha sottoperformato rispetto al settore Internet Software & Services dello S&P500.
Gli Eps in uscita questa sera a mercato chiuso sono in linea con i precedenti dati a quota 0,16 dollari, se però non saranno sostenuti dalle vendite, si prevede un ricavo per 1 miliardo di dollari, in calo comunque dell’1,76% rispetto il trimestre precedente, vi è il rischio per la società di un nuovo scivolone.
 
Sandisk
Le azioni SanDisk sono letteralmente balzate al rialzo martedì 14 ottobre fino a quota 70 dollari dopo la notizia che l’azienda ha dato mandato ad una banca di trovare dei potenziali compratori. Secondo Bloomberg le società maggiormente interessate all’affare sono Micron Technology e Western Digital. SanDisk progetta, sviluppa, produce e vende sul mercato soluzioni di archiviazione dati sia negli Stati Uniti che a livello internazionale, oltre ad essere uno dei più grandi produttori di flash memory. La società statunitense ha una capitalizzazione di circa 12,8 miliardi di dollari, valore non troppo lontano dai 20 miliardi di dollari di Micron e dai 19 miliardi di Western Digital. La principale differenza si trova nel fatturato annuale, dove SanDisk si ferma a quota 6 miliardi di dollari, neanche la metà rispetto ai suoi potenziali compratori.
“Se le indiscrezioni saranno confermate e gli utili per azione che verranno rilasciati giovedì, confermeranno la crescita del fatturato – sostengono da Saxo – potremmo vedere l’azione chiudere il gap di marzo 2015 e ritrovare quota 80 dollari”. A sostegno del titolo inoltre le indicazioni degli analisti che sono così suddivise: 15 Buy, 1 Sell e 10 Hold, inoltre la bontà dei risultati del settore tecnologico potrebbe fornire una spinta rialzista maggiore al titolo. “Dall’altro lato – proseguono gli analisti della banca danese – se il possibile accordo con Micron e Western Digital dovesse sfociare in un nulla di fatto e con gli Eps attesi a 0,80 dollari contro quelli, quasi doppi di un anno fa di 1,45 dollari, oltre ai ricavi più bassi del 10% rispetto lo stesso trimestre 2014, il titolo scivolerebbe nuovamente a quota 50 dollari. Contribuendo ancora di più a peggiorare un 2015 che già vede un calo da inizio anno del 27%”.
 
EMC
EMC arriva da una sorprendentemente acquisizione da parte di Dell per un controvalore di 67 miliardi di dollari, che mette così a segno la più grande acquisizione nel settore dell’hi-tech. Da questa acquisizione nascerà un colosso dell’information technology, che spazia dalla produzione di Pc ai servizi di storage, cloud e protezione dei dati. Dell pagherà 33,15 dollari per azione di cui 24,05 in contanti, più circa 9 dollari per le cosiddette “tracking stock” ovvero azioni indicizzate alle performance di una divisione specifica, che in questo caso sarebbe VMware, una controllata di EMC. La società statunitense ha una capitalizzazione di 50 miliardi di dollari e gli analisti sono positivi sul titolo (26 Buy 13 Hold e nessun Sell). Il prezzo obiettivo più elevato è di 34 dollari e il più basso invece vede il titolo a quota 26, con il target medio a 12 mesi a 30,16 dollari, il che significa un potenziale di rialzo di circa il 10% rispetto al prezzo corrente.
Gli Eps che verranno pubblicati domani sono attesi in linea con quanto visto durante l’anno, 0,44 dollari per azione che significa una leggera crescita rispetto agli 0,43 dollari del trimestre precedente. Se tali dati saranno confermati, l’opinione di Saxo Bank è che il titolo possa continuare a giovare dalla recente acquisizione e raggiungere quel target medio a 12 mesi posto sopra i 30 dollari.
 
Microsoft
Giovedì a mercato chiuso Microsoft pubblicherà i conti trimestrali: gli utili per azione sono attesi a 0,573 dollari (-10%) e un fatturato di 21,1 miliardi, in calo del 9,2%, segnando microsoftil secondo trimestre di decrescita.
Microsoft è ancora la più grande società di software al mondo, ma si trova ad affrontare una difficile transizione dal mondo dei Pc e dell’infrastruttura It client-server al mondo mobile e cloud, anche se importanti progressi sono stati fatti. Paradossalmente il lato debole di Microsoft è proprio quello legato al settore dei PC, che si sta trasformando in un segmento poco rilevante. Un’azienda analoga come Intel, che a sua volta ha pubblicato le trimestrali, le vendite di Pc sono nuovamente scese e tale andamento probabilmente continuerà anche nei trimestri a venire prima di potersi stabilizzare. Il segmento cloud Azure di Microsoft è in crescita del 90% dal precedente trimestre e gli investitori si concentreranno specialmente su tale parte del business per orientarsi circa le aspettative future della società. Gli investitori quindi potrebbero poter accettare un calo del fatturato, se i tassi di crescita rimassero elevati nel settore cloud.
Microsoft nel corso dell’ultimo anno e mezzo ha negoziato nel range 40-50 dollari non riuscendo a rompere al rialzo la soglia psicologica dei 50 dollari. Il target price su Microsoft nei prossimi 12 mesi è in media di 51,50 dollari (+9,55% rispetto la chiusura di venerdì 17), con una stima massima di 60 dollari (+27,6%) e una minima a 37 dollari (-21,3%). “La nostra opinione – conclude Saxo Bank – rimane positiva sul titolo anche grazie allo slancio dell’ultimo periodo (+11% dal 1 settembre) rispetto al mercato, il che significa un sentiment positivo sui rilasci di giovedì“.