Tasso risparmio famiglie italiane visto in risalita quest'anno, per ricchezza pro-capite superiamo i tedeschi

Inviato da Titta Ferraro il Gio, 24/10/2013 - 16:30

L'allentamento della pressione al ribasso sui redditi potrebbe determinare quest'anno una risalita del saggio di risparmio delle famiglie italiane. E' quanto emerge dal secondo rapporto dell'Osservatorio del Risparmio promosso da Unicredit e Pioneer Investments che vede l'emergere di alcuni segnali positivi con il  dispiegarsi degli effetti della ripresa dell'attività economica che dovrebbe condurre, a partire dal 2014, ad un miglioramento significativo della fiducia e dei vincoli  di bilancio delle famiglie.

"Già nel 2013 - rimarca il rapporto sul risparmio presentato oggi a Milano - l'allentamento della pressione al ribasso sui redditi potrebbe determinare  un incremento del saggio di risparmio e a un rilancio degli investimenti delle famiglie, soprattutto nella loro componente finanziaria". Un possibile trend di ripresa del risparmio confermato dalle recenti indagini sulla fiducia dei consumatori, che segnalano un miglioramento dell'indice generale ed evidenziano, tra l'altro, un balzo in avanti della percentuale di individui che ritiene di poter effettuare dei risparmi. Inoltre, i dati recentemente rilasciati dall'Istat per il primo semestre 2013 mostrano già una propensione al risparmio in crescita rispetto allo stesso periodo del 2012.

La previsione contenuta nel rapporto presentato oggi è di un tasso di risparmio delle famiglie italiane all'8,9% quest'anno rispetto all'8,4% del 2012.

A dispetto della crisi, le famiglie italiane restano patrimonialmente solide con una ricchezza finanziaria in netto recupero e attività reali che, nonostante l'andamento del mercato immobiliare, mantengono il loro valore nel tempo. "Se è vero che, per far ripartire il risparmio, è fondamentale la ripresa dell'economia e dei redditi, anche mediante l'attuazione di importanti riforme strutturali - si legge nel rapporto - è anche vero che una gestione efficiente della ricchezza può dare un contributo fondamentale per stabilizzare ed integrare i redditi delle famiglie". Lo studio curato da Unicredit e Pioneer rimarca inoltre come, in un contesto di ripresa, una maggiore esposizione a quelle attività legate al ciclo economico, se opportunamente diversificate, permetterebbe alle famiglie da un lato di ottenere un rendimento più adeguato in un'ottica di medio-lungo periodo e dall'altro potrebbe contribuire a finanziare la crescita stessa, veicolando risorse preziose verso il tessuto imprenditoriale nazionale. 

Si conferma maggiore propensione al risparmio nel Mezzogiorno
Dal rapporto intitolato "Mobilitare il risparmio verso impieghi produttivi" si confermano, a livello territoriale, i più elevati livelli di propensione al risparmio presenti nel Mezzogiorno. "Per le altre aree - prosegue il rapporto - l'anno in corso sembra indicare  un aumento generalizzato del saggio di risparmio, rafforzando quindi la tendenza del 2012 con la sola eccezione del Centro che proprio lo scorso anno ha sperimentato una forte flessione. Tuttavia, la dinamica dei redditi, misurata in termini reali, fa pensare ancora ad un risparmio di natura precauzionale, con una parallela compressione dei consumi". In particolare, l'andamento dei redditi è stato condizionato dalle ripercussioni della crisi economico-finanziaria che ha investito con forza i paesi periferici della zona euro, ed ha penalizzato soprattutto il Mezzogiorno, con una flessione del reddito pro-capite nel  2012 che ha superato il 6, dato il forte contenimento della spesa pubblica.

Ricchezza pro-capite, famiglie italiane ben posizionate
Passando alla valutazione della ricchezza delle famiglie, emerge che in termini pro capite e al netto delle passività nel 2012 la ricchezza in Italia era superiore rispetto a quella dei maggiori paesi dell'area euro, incluse Francia e Germania. Unendo alle attività finanziarie quelle reali, il posizionamento si conferma buono: a fine 2012 le famiglie italiane erano in possesso in termini pro capite di una ricchezza netta inferiore rispetto a quelle francesi, ma decisamente più elevata rispetto alle famiglie tedesche, e non molto lontano da quelle britanniche e giapponesi. 

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