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Tassi Treasury sfiorano il 3%, Wall Street rischia grosso se rendimenti saliranno ancora (Grafico)

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Spauracchio inflazione oltreoceano con i rendimenti dei Treasury  a un passo dal 3% e il concreto timore che un nuovo sell-off sui governativi inneschi un’ondata di vendite a Wall Street, simile o peggiore di quella andata in atto a inizio febbraio (peggior sell-off degli ultimi due anni). L’impennata delle quotazioni del petrolio e delle altre commodity ha ridestato i timori che l’inflazione acceleri e costringa la Federal Reserve a un atteggiamento più aggressivo sui tassi.

Il Treasury a 10 anni ha toccato ieri i nuovi massimi da gennaio 2014 a quota 2,96%, complici proprio i rinnovati timori di un aumento dell’inflazione complice anche l’ascesa dei prezzi delle materie prime. Nei giorni scorsi il petrolio WTI si è spinto sopra quota 69 dollari al barile, sui massimi dal 2014, per poi ritracciare leggermente ieri complice anche il tweet di Donald Trump che ha accusato l’Opec di alzare artificiosamente i prezzi dell’oro nero.

Gli strategist di Wall Street concordano nel ritenere che un nuovo aumento dei rendimenti dei Treasury contribuirebbe a rendere le azioni meno attraenti. Oltre al muro del 3% che appare ormai prossimo, alcuni analisti ritengono che bisognerà monitorare soprattutto la velocità con cui aumenteranno i rendimenti avvicinandosi a soglie più critiche identificate sopra area 3,5%.

 

La correlazione negativa tra rendimenti bond e azioni

Guardando al comportamento di Wall Street negli ultimi 38 anni emerge una forte correlazione tra sell-off sull’obbligazionario con forti correzioni della Borsa di New York. “Dal 1980, i tassi di interesse e le obbligazioni sono negativamente correlati. Tassi più alti implicano titoli azionari più bassi”, rimarca Tom Lee, il co-fondatore di Fundstrat Global Advisors LLC. Mentre quasi tutti i maggiori picchi dei rendimenti obbligazionari dal 1980 hanno coinciso con il calo delle azioni, una zona di pericolo si evidenzia del 3,25 per cento al 3,75 per cento. Dall’analisi di Fundstrat emerge comunque che il problema per le azioni sarebbe un rendimento vicino al 4%, piuttosto che al 3%.

 

Ieri Wall Street ha chiuso in affanno complice proprio la nuova impennata dei rendimenti de Treasury e le difficoltà del settore tecnologico. In chiusura il Dow Jones ha ceduto lo 0,82% a 24.462,80 punti, il Nasdaq l’1,27% a 7.146,13 punti e lo S&P 500 lo 0,85% a 2.670,22 punti. A fare da traino alle vendite sui listini statunitensi è stata Apple, maggiore società al mondo per capitalizzazione, con un tonfo di oltre il 4% a 165,72 dollari complici i timori di vendite deboli per gli iPhone dopo che il colosso asiatico dei chip TSMC ha rilasciato una debole guidance per il trimestre in corso. Prudenza di TSMC dettata probabilmente proprio dalla debole domanda di smartphone di fascia alta.