Tassi d'interesse, quando cambiano le regole del gioco (Fondionline.it) -2-

Inviato da Redazione il Lun, 25/06/2007 - 14:50
Il mercato è composto da essere umani, e le percezioni di questi ultimi sono soggettive, variano in funzione del punto di vista maturato. E sembra proprio che il cristallo attraverso il quale gli operatori osservano il mercato sia cambiato o stia per cambiare. E' difficile sostenere che il mercato stava sbagliando quindici giorni addietro, quando nessuno parlava di tassi di interesse, o se stia sbagliando oggi, quando non si parla d'altro. L'affermazione più comoda è sostenere che il mercato non sbaglia mai. In realtà, gli operatori di Borsa stanno rivedendo i fantasmi del passato: tra l'autunno del 1993 e la stessa stagione del 1994, i tassi di interesse a lungo termine passarono dal 5% all'8%, provocando una brusca frenata delle performance dei listini azionari per un lungo lasso di tempo. Il denaro a basso costo ha rappresentato il carburante principe del ciclo borsistico rialzista degli ultimi anni. Le OPA e le fusioni sono state finanziate con il ricorso al credito a basso costo, il private equità, allo stesso modo degli hedge funds, spadroneggia perché può attingere ad una montagna di denaro erogato a condizioni vantaggiose. Lo scenario dei tassi fissa le regole del gioco, ed è per tale motivo che un cambiamento delle aspettative condiziona completamente l'outlook degli investitori. Solo ragionando in questo modo si spiega, per esempio, che uno dei mercati maggiormente influenzati dalle parole pronunciate da Jean Claude Trichet sia stato quello di Wellington (in Nuova Zelanda). Se risulta complicato capire se il mercato stia sbagliando, appare invece fondato un insegnamento tratto direttamente dalla storia dei mercati finanziari: quando la Borsa comincia a parlare di tassi di interesse, tarda molto ad abbandonare l'argomento. A cura di Fondionline.it
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