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Tasse sul patrimonio assorbono quasi 50 mld l’anno, dal 2016 giù del 10% con addio Tasi

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Le imposte patrimoniali gravano sempre più sulle spalle degli italiani e nel 2014 hanno toccato la cifra record di 48,6 miliardi di euro. Negli ultimi 25 anni, la loro incidenza sul Pil è raddoppiata, mentre in termini assoluti il gettito è aumentato di quasi 5 volte. Numeri record che, secondo quanto calcolato dall’Ufficio studi della CGIA, dovrebbero confermarsi anche quest’anno, mentre dal 2016 dovrebbe registrarsi una decisa inversione di tendenza grazie al taglio di Tasi e Imu preannunciato dal governo. 
 
Più della metà sono imposte su casa, dal 2016 tassazione giù di 4,6 mld 
In tutto le imposte patrimoniali, ossia quelle che di fatto gravano sulla ricchezza posseduta dalle persone in un determinato momento – beni immobili (case, terreni), i beni mobili (auto, moto, aeromobili, imbarcazioni), gli investimenti finanziari, etc. – sono una quindicina. Le sole due imposte che gravano sulle abitazioni e sugli immobili strumentali, ovvero Tasi e Imu, garantiscono oltre la metà del gettito complessivo. L’anno scorso, ad esempio, per onorare questi due tributi famiglie, imprese e lavoratori autonomi hanno versato ben 24,7 miliardi di euro.
“Se il Governo confermerà l’abolizione delle tasse che gravano sulla prima casa, dell’Imu agricola e quella sugli imbullonati  – commenta Paolo Zabeo della CGIA – nel 2016 dovremmo risparmiare 4,6 miliardi di euro: vale a dire uno sconto che sfiora il 10 per cento”.
 
Imposte patrimoniali dal 1990 a oggi
Dal 1990 a oggi le imposte patrimoniali sono lievitate con gettito aumentato di cinque volte. I salassi maggiori sono stati nel 1992 con il gettito cresciuto di 8,6 miliardi di euro, passando dai 11,7 miliardi del 1991 a 20,3 miliardi, con una crescita di oltre il 73 per cento. In quell’anno, per risanare le finanze pubbliche, sono stati introdotti dei prelievi straordinari di carattere patrimoniale sulla ricchezza finanziaria, sugli immobili e su alcuni beni di lusso. In particolare, il DL 333/1992 aveva previsto una imposta straordinaria immobiliare (I.S.I.) e un prelievo straordinario sui depositi e conti correnti. L’I.S.I. si calcolava applicando l’aliquota del 3 per mille al valore catastale degli immobili; Il prelievo sui depositi è avvenuto sulle consistenze in essere alla data del 9 luglio 1992 con aliquota del 6 per mille. Inoltre, nel settembre del medesimo anno, è stato introdotto un ulteriore prelievo straordinario a carico delle persone fisiche che possedevano auto di grossa cilindrata, aeromobili, imbarcazioni da diporto. 
Nel 1993 il gettito è cresciuto di ulteriori 4,4 miliardi di euro per effetto della sostituzione dell’ISI con l’Ici (imposta comunale sugli immobili) che pur applicandosi sulla medesima base imponibile, prevedeva delle aliquote più elevate.
Nel 2008, la flessione del gettito delle imposte patrimoniali è dipesa dall’abolizione dell’Ici sulla prima casa.  Nel 2012, il DL “Salva Italia” del governo Monti ha inasprito fortemente la tassazione patrimoniale, introducendo diverse forme di tassazione: l’Imu sugli immobili; prelievi che hanno interessato i beni di lusso, come le auto di grossa cilindrata, i natanti e gli aeromobili;  l’applicazione dell’imposta proporzionale di bollo sulle disponibilità finanziarie.
Nel 2014, infine, è stata introdotta la Tasi che assieme all’Imu e alla Tari costituiscono la Iuc, ovvero l’Imposta unica comunale. Il presupposto della Tasi, pur essendo collegato all’erogazione e alla fruizione di servizi comunali, si basa sul possesso o la detenzione di un immobile, anche ad uso abitativo.