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Tasi: governo tratta con Comuni per rinvio prima rata a luglio o settembre, rischio valanga ricorsi

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Governo e Comuni alla ricerca di una soluzione per il nodo Tasi. Tra meno di un mese (16 giugno) è fissata la scadenza per il pagamento della prima rata della nuova tassa sulla casa che virtualmente va a sostituire l’Imu sulla prima casa e ancora la maggior parte dei Comuni non ha indicato l’aliquota che applicherà per il conteggio della tassa. I tempi sono però ancora più stretti poiché la scadenza effettiva per la comunicazione da parte dei Comuni è il 23 maggio. 

Le tre ipotesi in ballo 
Si profila così l’ipotesi di uno slittamento della scadenza della prima rata a metà luglio o metà settembre. Proroga che però dovrà tenere conto delle esigenze di cassa dei Comuni. Settimana scorsa il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, aveva aperto allo spostamento della prima rata dal 16 giugno al 16 settembre, ipotesi a cui si era subito contrapposto Piero Fassino, presidente dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani). 
Già oggi è in agenda un primo incontro tra governo e Anci. La decisione sul rinvio o meno arriverà con ogni probabilità questa settimana con in ballo anche l’opzione di un rinvio solo per quei Comuni che ancora non hanno deliberato in merito. 
Proprio l’ipotesi di un doppio binario non convince le associazioni dei consumatori per la disparità di trattamento che andrebbe a creare. “potrebbe determinarsi una situazione surreale con i cittadini residenti nei comuni che hanno deliberato le aliquote costretti a pagare subito, quelli che vivono nei comuni ritardatari in altra data, con evidente ingarbugliamento della procedura e disparità di trattamento tra contribuenti”, denuncia Carlo Rienzi, presidente del Codacons. 
Allarme nei Caf per rischio contenziosi
Il caos sulla Tasi rischia di portare a una vera e propria emergenza con l’87% dei Centri di assistenza fiscale che prevede caos per i calcoli della nuova tassa sui servizi indivisibili e teme una valanga di ricorsi. Unimpresa  ha calcolato che quasi tutti i suoi Caf (783 su 900) sono in allarme con il rischio di errore nei versamenti è estremamente probabile a causa di difficoltà di calcolo, incertezza delle aliquote (non ancora chiare e deliberate dai comuni) e individuazione delle detrazioni previste per le prime abitazioni. 
Secondo Unimpresa, questo quadro porterà inevitabilmente a una valanga di ricorsi sia da parte dei comuni (nell’ipotesi in cui gli importi pagati siano inferiori al tributo da pagare) sia da parte dei proprietari di immobili (nel caso di versamenti superiori). Ciò perché solo il 10% degli oltre 8mila enti locali italiani ha adottato le delibere sulla Tasi. 

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