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La Tailandia allarma i mercati emergenti (Fondionline.it) – 1

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La Borsa di Bangkok ieri è crollata del 16% in una seduta dopo la decisione del governo di imporre restrizioni agli investimenti esteri.
Il governo tailandese ha optato per un rapido ritiro delle misure annunciate lunedì scorso. La brusca reazione del listino azionario nazionale (-15,83% nella giornata di ieri, la maggiore caduta degli ultimi sedici anni) ha convinto l’esecutivo ad avviare un repentino dietrofront. Il progetto varato dal governo intendeva limitare l’investimento straniero in assets tailandesi fino ad un massimo del 70% dell’ammontare totale destinato al paese asiatico, imponendo di parcheggiare il restante 30% in depositi ad un anno denominati in valuta estera. Nelle intenzioni dell’esecutivo di Bangkok, qualsiasi tentativo di ritirare l’investimento prima che sia trascorso almeno un anno si sarebbe tradotto in una penalizzazione del 10% del denaro investito. Il governo di Bangkok ha deciso di rimuovere queste restrizioni per gli investimenti destinati al listino azionario di Bangkok, mantenendoli per altri tipi di assets (obbligazioni ed immobili).
L’obiettivo delle misure che il governo intendeva estendere anche ai flussi di investimenti destinati al mercato azionario è chiaro: limitare la speculazione per evitare che la moneta locale (il bath) continui ade apprezzarsi nei confronti delle valute forti del pianeta. Nel 2006 il bath si è rivalutato del 17% rispetto al dollaro Usa, provocando un danno alla competitività del paese. Altre divise della regione (lo yuan cinese in primis) mantengono un deprezzamento artificiale.
Il collasso della Borsa di Bangkok si è rapidamente trasmesso agli altri listini emergenti, che hanno chiuso la giornata di contrattazioni con il maggior ribasso degli ultimi tre mesi. Gli esperti sono concordi nel sostenere che la reazione della Borsa tailandese metterà un freno alle iniziative similari progettate dai responsabili delle Banche Centrali e dei governi di altri paesi Emergenti. (continua).