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Svizzera: Jordan, il “floor” è ancora indispensabile

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Il “cap” con la moneta unica? È ancora indispensabile. Parola di Thomas Jordan, presidente della banca centrale svizzera (Snb, Swiss National Bank). Alla luce del ruolo di asset rifugio riconosciuto alla moneta elvetica e al fine di scongiurare i rischi di deflazione e di recessione, due anni fa la Snb ha fissato per il cambio euro/franco svizzero un livello minimo, un “floor”, a 1,2.

“Il cap è stato fissato a un livello in cui il franco svizzero è sopravvalutato”, ha detto Jordan nel corso di un intervento al KOF economic institute di Zurigo. “Oggi il franco è una moneta con un’alta valutazione e la fissazione di un livello minimo rappresenta uno strumento per ridurre i rischi”. Finora la Snb ha impiegato 206 miliardi di dollari per difendere il “floor”.

Con la Zona Euro stimata in calo dello 0,4% nel 2013, la confederazione elvetica dovrebbe mettere a segno un incremento, secondo le stime fornite dalla stessa Snb, compreso tra l’1,5 e il 2 per cento. “La politica monetaria -ha proseguito Jordan- può essere utilizzata per ammorbidire le fluttuazioni cicliche dell’economia e non è adatta ad aggiustamenti di breve termine”.

Jordan è stato nominato n.1 della banca centrale a inizio 2012 a seguito delle dimissioni dell’ex governatore Philipp Hildebrand, travolto da uno scandalo di insider trading a seguito di operazioni valutarie compiute dalla moglie.

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