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Svalutazione yuan: la Cina corre ai ripari? Possibili nuove azioni della PBoC

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La Banca centrale cinese ha di nuovo svalutato lo yuan nei confronti del dollaro. Nel complesso il taglio degli ultimi due giorni ammonta a oltre 3,5 punti percentuali. Mossa per difendere l’economia o percorso di avvicinamento allo status di valuta di riserva internazionale? Possibili nuove svalutazioni a breve.

Quanto poco ci voglia al governo cinese e alla People Bank of China per decidere un intervento a sostegno della propria economia dovrebbe essere chiaro dopo il doppio taglio al valore dello yuan operato dalla Banca centrale negli ultimi due giorni. Martedì la PBoC ha abbassato dell’1,9% la fascia di oscillazione (peg) dello yuan contro il dollaro. Risale a qualche ora fa il nuovo intervento, un’ulteriore riduzione dell’1,6%. La decisione si è abbattuta come una frustata sui mercati finanziari sia perché è stata percepita come un segnale di allarme delle autorità di Pechino sullo stato del colosso asiatico, sia perché la competitività delle merci esportate in Cina diminuisce. Migliora per contro quella dei prodotti cinesi. Non è un caso che a soffrire di più siano i titoli dell’auto e il lusso. Un episodio che ha sollevato accuse di guerra delle valute anche se Pechino spiega il taglio come “intervento necessario per permettere allo yuan di rispondere meglio alle forze del mercato. Guardando all’attuale situazione economica internazionale e domestica non ci sono basi per un trend sostenuto di svalutazione dello yen”. 

Parole che hanno trovato la sponda del Fondo monetario internazionale (Fmi): “Il nuovo meccanismo di determinazione della parità centrale del renminbi annunciato dalla PBoC– riporta un comunicato –  è un passo avanti positivo in quanto dovrebbe permettere alle forze del mercato di avere un ruolo maggiore nel determinare il tasso di cambio”. Il cambio tra dollaro e yuan è legato a una parità centrale con possibilità di oscillazione, al rialzo o al ribasso, di due punti percentuali. Secondo questa lettura l’adeguamento del cambio ai valori di mercato potrebbe essere stato deciso per avvicinare la moneta domestica allo status di valuta di riserva internazionale. Su questo tema proprio l’Fmi sarà chiamato a decidere nei prossimi mesi. 

“Qualsiasi sia il motivo della svalutazione – commenta Michael Hewson, chief market analyst di CMC Markets UK – l’unica cosa che si può dare per assodata è che gli interventi siano stati innescati dalle preoccupazioni per il continuo rallentamento e per l’assenza di pressioni inflazionistiche nell’economia cinese. Il che fa ipotizzare che avremo ulteriori azioni da parte della PBoC”. La Banca centrale cinese è intervenuta più volte, negli ultimi nove mesi, a sostegno dell’economia domestica. Quattro tagli del costo del denaro che non hanno avuto effetti degni di nota sulla crescita e sulle esportazioni. La competitività delle merci cinesi ha dovuto scontrarsi con le decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea e della Bank of Japan. “I cinesi cercano di rispondere e riguadagnare competitività. Dal maggio dello scorso anno lo yuan si è rivalutato del 20% sia contro yen che contro euro”. 

Leggi il comunicato del Fondo monetario internazionale

Leggi i commenti della PBoC sulle svalutazioni dello yuan